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Medico Veterinario Omeopata

Una nuova ricetta: il sottofiletto l’omeopatia.

Fonte: laStampa.it|blog – appuntaento con l’omeopatia di Alberto Magnetti (leggi l’articolo originale >>)

Una riflessione sull’allevamento intensivo animale, sull’uso dell’omeopatia per la loro cura e qualche dubbio sulla loro ecocompatibilità.

Pochi giorni fa Marco Zatterini ha pubblicato su Lastampa.it un articolo sul progetto di stanziamento di 2 milioni di € della commissione Agricoltura di Bruxelles per l’impiego delle medicine non convenzionali nella tutela della salute degli animali da allevamento.
Questo articolo, al di là del plauso che suscita la notizia e della riconoscenza verso i due autori della proposta, la tedesca Ulrike Rodust e il portoghese Luis Capoulas, solleva un tema di vitale importanza nella nostra società: la sostenibilità e la genuinità degli alimenti.
Fin dal 2002 la World Health Organization in più occasioni ha caldeggiato l’introduzione delle MNC per l’uomo e per gli animali nei sistemi sanitari nazionali (sia dei Paesi progrediti, sia in quelli in via di sviluppo) perché in grado di permettere un ampliamento degli approcci diagnostici e terapeutici (potenziamento dell’atto medico) e perché in grado di apportare una sensibile riduzione dei costi nei piani e nella spesa sanitari dei Paesi. Ma queste proposte hanno avuto poco seguito.
Da tempo le autorità di tutto il mondo hanno lanciato l’allarme per il continuo aumento della resistenza agli antibiotici nella popolazione umana e animale. Una recente inchiesta ha rivelato che i mangimi industriali contengono spesso grandi quantità di antibiotici, ormoni e altri farmaci.
Molti allevatori hanno dichiarato di mescolare antibiotici e farmaci nei mangimi senza rispettare dosi o combinazioni. Questi additivi artificiali non sono degradabili e sono stati immagazzinati nelle carcasse come residui antibiotici.
Il corretto uso degli antibiotici negli animali, sostengono queste fonti, può accelerarne la crescita e proteggerli dalle infezioni, ma dosi eccessive o l’uso di farmaci inappropriati può causare la resistenza e mettere in pericolo la salute dei consumatori dei prodotti di origine animale.
In Europa, in occasione della Giornata Europea degli Antibiotici, lo scorso 18 novembre 2010, gli studiosi hanno avvertito che la resistenza ai farmaci rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica. L’Europa si trova ora a dover affrontare un possibile futuro senza antibiotici efficaci -dicono gli esperti- e questo non è accettabile.
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) sostiene che circa 400.000 pazienti all’anno potrebbero soffrire di infezioni resistenti ad antibiotici multipli, con 25.000 possibili decessi. Il problema potrebbe costare al settore sanitario quasi 1.5 miliardi di euro all’anno.
Un approccio omeopatico al trattamento di fondo degli allevamenti bovini potrebbe ridurre dell’80% le patologie. A questo risultato sono giunti recentemente gli esperti della Azienda Regionale Veneta, dell’Universita’ di Padova e un gruppo di veterinari dopo aver condotto un’indagine parassitaria sugli allevamenti bovini biologici del Veneto.
Come vengono curati attualmente in Italia gli animali adibiti alla produzione biologica nel caso siano colpiti da malattie, per esempio: diarree, bronchiti, mastiti, febbri?
In teoria il regolamento CEE 834/2007, che delinea le linee guida delle produzioni biologiche, stabilisce che, come prima scelta, deve essere usata l’OMEOPATIA o la fitoterapia, ma che in caso di pericolo di vita per l’animale, si possono usare farmaci di sintesi (antibiotici ed antiparassitari). Per questo motivo, appellandosi a questa deroga, buona parte degli allevamenti biologici che producono carne, latte, uova, miele utilizzano senza problemi farmaci tradizionali, senza che il consumatore ne venga informato.
SIOVSe le terapie agli animali vengono effettuate da veterinari esperti in Omeopatia, sostiene la SIOV (Società Italiana di Omeopatia Veterinaria) è possibile ridurre in modo considerevole e, a volte, sostituire completamente i farmaci dagli allevamenti, compresi i vaccini. Il farmaco omeopatico unitario costa molto poco e si possono trattare decine e decine di capi di bestiame somministrandolo attraverso vie non traumatiche, come nell’acqua da bere, senza stressare l’animale con catture o iniezioni. L’esperienza insegna  che l’omeopatia crea una catena di benessere se correttamente usata e ben radicata negli allevatori biologici.
La Dott.ssa Marina Nuovo, veterinario omeopatico dell’ UMNCV (Unione di Medicina Non Convenzionale Veterinaria), che mi ha fornito il materiale per questo articolo mi racconta dell’enorme quantità di animali che vengono allevati sulla terra e dei viaggi estenuanti che subiscono per essere trasportati per migliaia di km e macellati in condizioni di stress.
Si parla di circa 24 miliardi e 300 milioni sulla terra che devono per forza venir allevati intensivamente, altrimenti non ci sarebbe abbastanza spazio per tutti. Mi viene citato poi un interessante libro bianco redatto dalla LAV, “cambiamento climatico e allevamenti intensivi”, in cui si legge inoltre che dagli ultimi 50 anni la temperatura terrestre ha iniziato ad aumentare fino a 1°C e proprio l’allevamento intensivo è tra le maggiori cause di aumento di temperatura terrestre.
Nel 2006 la FAO pubblicò un dossier intitolato livestock’s long shadow” (la lunga ombra degli allevamenti intensivi) in cui è stato calcolato che il 51% di anidride carbonica, metano e protossido d’azoto è emessa dagli allevamenti contro il 14% della attività di trasporto via terra, acqua e mare. Per la FAO le emissioni di gas serra devo essere dimezzate al più presto e dunque bisogna ridurre drasticamente il numero degli allevamenti intensivi e il consumo di prodotti di origine animale, sostituendo la porzione di carne con un piatto di legumi. Sostituire cioè un piatto di proteine animali con proteine vegetali. In parole povere un piatto ricco di proteine vegetali riduce dalle 10 alle 30 volte l’emissione di gas serra rispetto a quelle animali.
In un articolo del Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo, Docente Ordinario di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica ho letto che i prezzi pagati agli agricoltori hanno raggiunto oggi il minimo storico infatti la paglia (12 €/q.le) vale più del grano (11,5 €/q.le)…. mai successo nella storia umana !!! Ho letto anche che oggi alleviamo 10 miliardi di bovini che mangiano almeno come 30 miliardi di persone in fabbriche di animali piene di medicinali ed ormoni. Vengono nutriti con mais, soia e altri prodotti e sottoprodotti agricoli e industriali che consumano più petrolio dell’energia solare fissata attraverso la fotosintesi dalle coltivazioni. In tal modo accumuliamo nelle carni moltissimi residui chimici, soprattutto pesticidi. …mentre 1 miliardo di esseri umani soffrono la fame. Il prof Altieri sostiene che basterebbe puntare alla sovranità alimentare autosufficiente dei singoli popoli attraverso l’Agroecologia e le Produzioni Biologiche Tradizionali locali,organizzate con filiere corte o dirette, dai produttori ai consumatori ed inoltre dovremmo ridurre di almeno il 70% gli animali allevati al mondo.
In Italia, invece di allevare 10 milioni di Unita Bovine Adulte equivalenti (UBA), ne basterebbero 3 milioni. Rimarrebbero a disposizione degli italiani ancora ben 500 grammi di carne procapite alla settimana (o qualcosa in più in equivalenza nutrizionale, sotto forma di latte o formaggi)
Più un po’ di pesce fresco pescato dai mari che ci circondano per migliaia di km (con un po’ di bioaccumulo di residui chimici di tutti i tipi, che purtroppo attraverso i fiumi finiscono a mare). Se proprio, conclude Altieri, non vogliamo diventare vegetariani!
Questo quadro è davvero inquietante e non può che indurci ad una utile riflessione e a qualche sano conseguente cambiamento di dieta: sicuramente meno bistecche e più cereali ma le poche che rimangono …rigorosamente “coccolate” da Hahnemann!!

L’omeopatia per bistecche sicure

(Fonte: la Stampa.it – costume) | leggi l’articolo originale (>>)

L’Ue vara un programma di medicina non convenzionale: miglioreremo la salute degli animali

MARCO ZATTERIN – CORRISPONDENTE DA BRUXELLES

Un granulo e un’erba medica anche per la mucca e i suoi vitelli, nel nome dell’ambiente e del benessere, loro e nostro. Nell’Ue c’è chi è disposto a scommettere 2 milioni per vedere se funziona, se è possibile intervenire in modo sistematico sulla salute degli animali da allevamento con la medicina non convenzionale, ricorrendo a omeopatia e fitoterapia. «E’ nella logica della risoluzione con cui l’Europarlamento ha invocato in maggio un taglio degli antibiotici negli allevamenti continentali», assicurano la tedesca Ulrike Rodust e il portoghese Luis Capoulas, i socialisti alfieri della proposta che ha scatenato l’ira dei conservatori britannici. Per i quali, è «una pazzia destinata a bruciare soldi».

Il testo è stato approvato in commissione Agricoltura sotto forma di emendamento al Bilancio 2012 e ora attende l’esame della plenaria. Prevede l’avvio di un progetto pilota, con appunto 2 milioni di dote, che coordini la ricerca sui metodi di cura non tradizionali, a partire da omeopatia e fitoterapia. L’approccio vuole essere scientifico, i fondi vanno usati per raccogliere dati e coordinare le esperienze degli Stati membri. Si mira a capire cosa e quanto si può fare per recuperare il tempo perduto «all’europea», visto che – ad esempio – una direttiva del 2007 sui prodotti bio «suggerisce» come approccio prioritario il non convenzionale. Disposizione illuminata che, poiché volontaria, è stata disattesa.

Tutto nasce con gli antibiotici, questione nel mirino delle istituzioni Ue. Quasi la metà di questi farmaci è destinata a uso veterinario e somministrata per scopi curativi. La conseguenza riscontrata frequentemente è la crescente resistenza antimicrobica dei capi. E’ una minaccia per gli allevamenti di bestiame europei che, sottolinea la risoluzione firmata in primavera da Paolo De Castro (Pd), si trasmette all’uomo attraverso gli alimenti, lo rende immune a determinate cure, dunque più debole.

Il non convenzionale si fa largo a fatica. Carla De Benedictis, veterinaria e omeopata, sostiene che l’approccio alternativo «può, certo, essere una componente rilevante nella prevenzione delle malattie animali soprattutto laddove, come nel biologico, l’uso degli antibiotici è vietato come cura preventiva.». A suo avviso l’apertura europea consentirebbe di «uscire da una contraddizione», quella di un invito nel regolamento Cee a ridurre le terapie a base di farmaci tradizionali che in pochi rispettano, perché non si è mai investito nella ricerca nè legittimato il comparto non convenzionale.

Richard Ashworth, euroconservatore inglese, assicura che si tratta di «cavolate» e si affida ad una dichiarazione dell’Associazione veterinaria britannica per la quale «gli effetti dell’omeopatia non sono provati». Paolo De Castro, presidente della Commissione Agri dell’Europarlamento, assicura invece che questa «è certamente una strada da battere, tuttavia non l’unica». Bisognerebbe anche rivedere, suggerisce, «il divieto di uso delle farine animali per polli e pesci». Gli antibiotici sono spesso necessari, ammette, ma è ragionevole ridurne l’uso. L’omeopatia è una carta stimata efficace e possibile con molti nemici per convincere i quali il Parlamento Ue è pronto a investire 2 milioni.

Replica del Prof. Christian Boiron al Prof. Remuzzi

In riferimento all’attacco del prof. Remuzzi alla ricerca recentemente pubblicata sul Journal of Phisics dal gruppo di lavoro diretto dal premio Nobel Luc Montagnier, dal titolo “DNA, waves and water”, si pubblica la replica a firma del prof. Christian Boiron.

Omeopatia e allopatia sono due terapeutiche, entrambe necessarie alla medicina, entrambe con punti di forza e di debolezza. Non ha senso insistere nel contrapporle a tutti i costi. La medicina è una sola; l’unica strada percorribile è quella dell’integrazione, che si può ottenere solo favorendo un dialogo che ha come obiettivo quello di curare i pazienti. Sta infatti al medico scegliere in maniera complementare e intelligente la terapia più adatta per curare quel paziente in quella specifica patologia.

Non si possono privare i pazienti dei medicinali allopatici;  in alcuni casi sono indispensabili. Ma bisogna sempre ricordare che essendo basati su dosi ponderali hanno effetti indesiderati, talvolta anche  mortali (almeno 1 milione di morti all’anno nel mondo*).

I medicinali omeopatici sono a dosi infinitesimali, ed è proprio grazie a questa specificità che non hanno effetti collaterali. Sono efficaci, risolutivi in molte patologie – come  allergie, rinofaringiti, traumi, disturbi d’ansia – e in malattie gravi  come per esempio il cancro, aiutando a sopportare gli effetti indesiderati di chemioterapia e radioterapia. L’omeopatia rappresenta, quindi, una formidabile opportunità per la  medicina.

Nonostante l’omeopatia ponga ancora tanti interrogativi, come d’altro canto fa la scienza tutta, la sua efficacia è testimoniata dai sempre più numerosi medici che la prescrivono quotidianamente (oggi se ne contano circa 400.000) e dal numero sempre più grande di pazienti che la utilizzano in quasi tutti i paesi del mondo. E tutto ciò malgrado il fatto che non ci siano elevati interessi in gioco; l’omeopatia rappresenta infatti appena lo 0,1% del mercato farmaceutico.

Anziché continuare questa sterile guerra, è fondamentale unire le forze per far evolvere la medicina, avendo come unico obiettivo la salute dei pazienti.

Christian Boiron – Direttore Generale dell’azienda familiare numero uno al mondo dell’omeopatia, e anche docente di Scienze Umane alla Facoltà di Medicina di Lione

Comunicato stampa AIOT: Vitiello, Del Giudice e Roberti di Sarsina rispondono su critiche a Montagnier

Pubblichiamo il comunicato stampa dell’AIOT (Associazione Medica Italiana di Omotossicologia) in cui l’equipe del premio nobel per la Medicina Luc Montagnier – di cui fa parte anche Paolo Roberti di Sarsina, coordinatore della Commissione MNC dell’OMCeO di Bologna – prende posizione in merito alle ricerche sulla memoria dell’acqua. Ricerche recentemente messe in discussione dal dottor Giuseppe Remuzzi sulle pagine de Il Corriere della Sera.

COMUNICATO STAMPA
POLEMICA TRA ESPERTI, L’EQUIPE DEL PREMIO NOBEL MONTAGNIER PRENDE POSIZIONE SULLE RICERCHE SULLA MEMORIA DELL’ACQUA

Vitiello (Università di Salerno): “Il lavoro di Montagnier è assai serio, e apre nuove prospettive per la scienza, lo critichi solo chi ne ha la competenza scientifica”. Del Giudice (Istituto Nazionale Fisica Nucleare): “Chi non conosce la fisica, provveda a impararla prima di criticare a vanvera”. Roberti di Sarsina (esperto Cons Sup di Sanità): “Le affermazioni di Remuzzi contro le medicine non convenzionali
sono solo sommarie generalizzazioni”

Milano, 26/07/11 – Com’era prevedibile, divampa la polemica sull’ultima ricerca del Premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier, che in un lungo articolo scientifico pubblicato sulla rivista “Journal of Physics” dimostra l’esistenza di una “memoria dell’acqua biologica”, in grado di mantenere traccia del DNA batterico anche al di sotto alla soglia minima di presenza dello stesso, e quindi – sostengono gli
omotossicologi – può forse dimostrare anche la funzionalità di principi attivi farmacologici superdiluiti. Una nuova frontiera della “low-dose medicine” che porterà alla creazione di farmaci senza effetti collaterali, secondo un paradigma molto simile a quello dell’omeopatia, s’interrogano i medici? Il Dott. Giuseppe Remuzzi (Istituto Mario Negri di Milano) interviene scettico sul Corriere della Sera,
criticando sia il lavoro di Montagnier che la rivista che l’ha pubblicato. A Remuzzi risponde in tempo reale uno dei protagonisti dell’equipe di ricerca di Montagnier, Giuseppe Vitiello, Professore di Fisica all’Università di Salerno e ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica
Nucleare: “La rivista che ha ospitato il lavoro fa parte della collana edita dalla divisione editoriale dell’Istituto di Fisica della Gran Bretagna, leader mondiale nella pubblicazione scientifica in campo fisico, con un’attività di divulgazione scientifica che risale al 1874. Questa autorevole istituzione, che collabora con 25 organizzazioni internazionali e dispone di una rete di centri in tutto il mondo, sarà
certamente sorpresa dalle critiche avanzate dal dott. Remuzzi. Riguardo al lavoro della nostra equipe, contrariamente a quanto sostenuto dal dott. Remuzzi è stato eccome sottoposto al vaglio della comunità scientifica, in più occasioni e anche recentemente, in occasione di una conferenza di livello internazionale organizzata dall’Università dell’Arizona e tenutasi a Stoccolma dal 3 al 7 maggio 2011 (1). Inoltre è
pubblicato on-line (2), chiunque ne abbia le capacità può leggerlo è confutarlo. Questa è una ricerca che aprirà nuovi orizzonti da molti punti vista: parliamo dei fondamenti dinamici su cui poggia la fenomenologia dei sistemi viventi. Il dott. Remuzzi critica il lavoro definendolo “vago”ma Lui è un esperto riconosciuto in nefrologia e trapianti, non mi risulta abbia in curriculum alcuna competenza in fisica teorica e quantistica. Il lavoro è criticabile, e ci mancherebbe ancora, ma – lo ripeto – da chi ne abbia la competenza. E’ appena utile ricordare – conclude Vitiello – che chi scoprì i Raggi X un secolo fa stava indagando i fenomeni fisici dei materiali radiottivi, e mai più poteva immaginare la sua scoperta sarebbe stata utilizzata in medicina, in tutti gli ospedali del mondo. E’ ora di passare da una scienza a
compartimenti stagni ad un approccio realmente interdisciplinare: fisica e medicina devono integrarsi, questa è una delle vere sfide del XXI° secolo”.

Concorda con Vitiello il Prof. Emilio Del Giudice, ricercatore di fama internazionale all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, esperto sui temi della fisica delle particelle elementari e della fisica dei sistemi biologici: “Il dott. Remuzzi dice cose non vere: l’esperimento di Montagnier, al quale ho avuto l’onore di collaborare, non è la relazione a una conferenza, bensì è un articolo scientifico vero e proprio,
ripreso successivamente in diverse conferenze, e inoltre – anche se immagino la cosa darà assai fastidio a chi fa della scienza un dogma – è già stato ripetuto con successo in quattro diversi laboratori, due a Parigi, uno a Montreal (Canada) e uno a Yaoundè (Camerun). Il dott. Remuzzi dice anche banalità: ovviamente più l’esperimento verrà ripetuto e meglio sarà per tutti, ma innanzitutto andava pubblicato, proprio per permettere ai colleghi scienziati di valutarlo. Non è una ricerca sull’omeopatia, ci mancherebbe, tuttavia c’è una connessione forte tra i due mondi: in questo nostro lavoro – si studia la proprietà delle soluzioni estremamente diluite, e chi si occupa di omeopatia troverà quindi sicuramente degli elementi d’interesse.
Il consiglio che do a chi è capace di negare l’evidenza scientifica – chiosa Del Giudice – è di studiare la fisica: non conoscono la materia, quindi prima la imparino e poi potranno parlare”.

E’ intervenuto in replica a Remuzzi anche il Dott. Paolo Roberti di Sarsina, presente nel board delle più autorevoli riviste internazionali sulle medicine non convenzionali e recentemente confermato come esperto del Consiglio Superiore di Sanità, che è intervenuto sulle affermazioni ostili all’omeopatia: “Circa il lavoro di Montagnier, ho la dignità di non esprimere parere, dal momento che non è la mia materia, sottolineo solo che si tratta di un Premio Nobel, non del primo parvenue. Nel merito di quanto afferma il dott. Remuzzi nel
suo intervento sul Corriere della Sera, sui malati di leucemia, linfoma e di malattie autoimmuni o gravi che a Suo dire si sarebbero visti sospendere dal proprio medico specializzato in omeopatia le terapie che li avrebbero guariti, a favore di interventi non convenzionali e omeopatici, è appena utile ricordare che tutto ciò è falso, mai nel nostro paese un medico iscritto all’Albo è stato condannato con sentenza passata in giudicato per pratiche avventate di questo tipo, e quindi le affermazioni del collega sono solo sommarie generalizzazioni di chi è ostile a priori a nuovi paradigmi di salute. Forse invece di concentrarci su queste polemiche prive di fondamento dovremmo interrogarci sul perchè un atto medico al quale si riferiscono con fiducia milioni di pazienti in Italia e centinaia di milioni nel mondo non ha dignità di approfondimento accademico in Università, se non in sporadici Master di specializzazione come quello di Milano Bicocca, e batterci per un innalzamento della qualità della formazione ai medici su queste discipline, come chiaramente richiesto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in occasione del Congresso Mondiale sulla Medicina Tradizionale tenutosi a Pechino”
(1) http://www.consciousness.arizona.edu/documents/FullProgramandAbstractsTSC2011Stockholm.pdf
(2) http://iopscience.iop.org/1742-6596/306/1/012007

Omeopatia: la medicina del futuro

Una nuova pubblicazione del Premio nobel per la medicina Luc Montagnier e colleghi italiani

apre nuovi orizzonti sui meccanismi d’azione della medicina omeopatica.

“La medicina del futuro”. Così David H. Freedmanintitola il suo articolo che parla di omeopatia,agopuntura e altre medicine non convenzionali su “The Atlantic”. Il giornalista della

testata statunitense sostiene che, pur non avendo riscontri scientifici sufficienti a

negare l’effetto placebo, queste medicine “fanno star meglio molte persone e sempre

più medici sono pronti ad accoglierne alcuni principi”. Nonostante la grande quantità

di lavori scientifici a sostegno di agopuntura e omeopatia si continua a proporre

l’ipotesi dell’effetto placebo per motivare i successi clinici e la continua crescita

di attenzione da parte della popolazione mondiale per queste medicine.
Ma la recente pubblicazione di un importante lavoro su una delle riviste scientifiche

più prestigiose al mondo fa pendere la bilancia a favore dell’omeopatia.
Il Journal of Physics, ha infatti pubblicato il lavoro di ricerca

“DNA, waves and water” condotto da due gruppi di lavoro, il primo francese,

coordinato da Luc Montagnier, Premio Nobel per la Medicina, con Lavallè e Aissa,

e il secondo italiano, coordinato dal fisico Emilio Del Giudice, (IIB, International

Institute for Biophotonics, Neuss, Germany) con Giuseppe Vitiello (Fisico teorico

del Dipartimento di Matematica ed Informatica, Università di Salerno) e

Alberto Tedeschi, ricercatore (White HB, Milano).
Con questo studio viene dimostrato come alcune sequenze di DNA possano indurre

segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite,

le quali mantengono poi “memoria” delle caratteristiche del DNA stesso. Una

scoperta che apre nuove prospettive sulla comprensione del meccanismo

d’azione dei medicinali omeopatici.
Le possibili applicazioni in medicina sono affascinanti sia in termini di nuova

diagnostica che di terapia basandosi sulla proprietà “informativa” dell’acqua

biologica presente nel corpo umano. Malattie croniche come Alzheimer, Parkinson,

Sclerosi Multipla, Artrite Reumatoide, e le malattie virali, come HIV-AIDS,

influenza A ed epatite C, “informano” l’acqua del nostro corpo (acqua biologica)

della loro presenza, ed emettendo particolari segnali elettromagnetici possono

essere poi “letti”, decifrati e probabilmente curati.
Circa vent’anni or sono il ricercatore francese Benveniste ottenne risultati analoghi

dai suoi studi sulla “memoria dell’acqua” ma la scarsità di evidenze scientifiche a

suffragio della sua teoria e il probabile timore delle ricadute di questa scoperta ne

causarono, all’epoca, l’isolamento dalla comunità scientifica e l’ostracismo del mondo

accademico.  Abbiamo già citato questi fatti su questo blog nell’articolo  “un nobel per l’omeopatia”.

Dopo molti anni quelle ipotesi tornano di attualità.
La ricerca di Montagnier, Del Giudice e Vitello indica anche la strada per arrivare a

una migliore comprensione dei meccanismi d’azione dell’omeopatia che sfrutta da

sempre i principi fisici per cui l’acqua può essere “informata” da sostanze in essa

diluite e “attivata” tramite peculiari tecnologie chimico-fisiche. Essi, a differenza del

farmaco classico che agisce attraverso il meccanismo molecola-recettore con inevitabili

effetti collaterali, agiscono attraverso un meccanismo di tipo biofisico-quantico con una

terapia personalizzata esente da effetti tossici.
A seguito della pubblicazione del lavoro “DNA, waves and water”, il Prof. Giuseppe

Vitiello ha dichiarato: “Il dato molto importante da sottolineare è che una rivista

ufficiale di fisica come il Journal of Physics ha pubblicato per la prima volta una

ricerca che normalmente sarebbe di competenza di un Journal di biologia o medicina.

Un passo ulteriore a dimostrazione che la moderna fisica quantistica può dare un

contributo fondamentale alle ricerche mediche di frontiera”.
Forse i nostri pronipoti sorrideranno pensando ai vecchi inquinanti motori a benzina usati

dai loro bisnonni mentre guideranno le loro auto elettriche o a propulsione alternativa,

come forse sorrideranno pensando a pillole, compresse, supposte e iniezioni mentre si

cureranno con la medicina quantica.5th International Workshop DICE2010, IOP

Publishing “DNA waves and water” -L. Montagnier, J. Aissa, E. Del Giudice, C. Lavallee,

A. Tedeschi and G. Vitello – Journal of Physics: Conference Series 306 (2011) 012007

doi : 10.1088/1742-6596/306/1/012007.

(Fonte: laStampa.it – Alberto Magnetti – leggi l’articolo originale >>)