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Omeopatia Veterinaria al Congresso SIOV 2016

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Quella del Medico Veterinario è una professione complessa, lo sappiamo tutti, non si tratta solo di eliminare i sintomi di una malattia da un animale, ma di interagire con un ecosistema, sia esso familiare o ambientale, di cui l’animale è parte integrante.
Ecco dunque perché quaranta veterinari, chiusi in una sala conferenze di un albergo, si interrogano durante il settimo congresso nazionale della SIOV, la Società Italiana di Omeopatia Veterinaria, cercando conferma della possibilità di agire in accordo con le basi epistemologiche dell’Omeopatia classica per affrontare le sfide e le criticità che attualmente il lavoro del veterinario presenta.
È di pochi giorni fa la presentazione, da parte della FNOVI, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Veterinari, di un documento fondamentale per porre ancora di più l’attenzione sulla drammatica emergenza dell’antibiotico resistenza (Professione Veterinaria e Antibiotico resistenza – Documento Colistina), una realtà globale e che mette seriamente a rischio la salute umana. Questo segnale importante da parte di FNOVI e della Professione si pone in risonanza con il fondamentale documento sull’antibiotico resistenza pubblicato dall’OMS nel giugno del 2014.
Si tratta di un argomento che viene ancora poco affrontato nelle Facoltà di Medicina e di Veterinaria, e le intenzioni legislative restano invischiate in parole che rischiano di rimanere inerti senza una operatività.
Quei quaranta veterinari e la comunità che essi esprimono, lavorano nel quotidiano con una medicina che guarda all’individuo come parte di un sistema che ci riguarda tutti in una prospettiva di One Health, utilizzando i metodi applicativi della medicina omeopatica classica e affrontando costantemente patologie acute e croniche, facendo ricorso in modo minimo e davvero mirato a terapie antibiotiche in accordo con le disposizioni trasmesse con senso di urgenza dall’OMS. La buona notizia è quindi che esiste già un approccio concreto e direttamente applicabile per contribuire a limitare i danni provocati da decenni di uso inconsapevole di farmaci e da un sistema produttivo che ha trascurato gli effetti sulla rinnovabilità e sostenibilità delle risorse naturali. I veterinari omeopati hanno competenze per far fronte alle esigenze e alle emergenze non solo della professione in sé, ma anche dei compiti che svolge a livello sociale.
Diverse relazioni hanno evidenziato il ruolo terapeutico determinante dell’alimentazione specie nelle patologie croniche, tra cui l’epilessia idiopatica, in particolare per le forme che non rispondono alle cure farmacologiche e che spesso si rivolgono alle CAM (Medicine Complementari e Alternative).
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E’ stato quindi evidenziato come l’alimentazione degli animali con cui viviamo abbia un forte
impatto sull’intero pianeta reso evidente, tra l’altro, dai dati relativi ai milioni di ettari destinati all‘alimentazione animale in rapporto alla quota indirizzata ai milioni di pets con cui semplicemente scegliamo di convivere. Senza dimenticare le terribili condizioni in cui versano gli animali da allevamento per i quali l’omeopatia, che tra l’altro la normativa sul biologico considera medicina d’elezione, diviene medicina di frontiera se si continuano ad ignorare le richieste d’aiuto dei veterinari nel far applicare e rispettare le leggi sul benessere animale.
Anche le api, insetti fondamentali per la salute dell’ambiente con milioni di anni di evoluzione alle spalle sono protagoniste di un interessante studio preliminare presentato al congresso SIOV. Questo progetto è ritenuto necessario dalle evidenze degli effetti dell’impatto antropico sull’ambiente, in cui le api testimoniano che non esistono questioni isolate, né fatti isolati, ogni azione ed ogni fatto è collegato in una rete di eventi che conduce ad ognuno di noi.

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Quei medici veterinari propongono opzioni per affrontare i problemi per i quali parole e intenti non bastano più e mai come in questo momento la comunità dei veterinari omeopati sposa la nota affermazione di Albert Einstein per cui “non possiamo risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato per crearlo”.
Per informazioni : www.siov.org
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Animal Machine di Dott.ssa De Benedictis – Ufficio stampa SIOV

Si è svolto Sabato 29 e Domenica 30 ottobre a Bologna il congresso nazionale SIOV, Società Italiana di Omeopatia Veterinaria. Diversi i temi trattati: clinica, ricerca repertoriale dei sintomi, casi in video, epistemologia omeopatica. L’ospite straniero Marc Brunson, noto veterinario belga, si è diffuso sulla materia medica omeopatica quale fondamento, insieme alla dottrina, della formazione di un omeopata. L’ippiatria è stato il tema centrale dei lavori della domenica mattina.  Un folto numero di veterinari, fra i quali la dott.ssa Rigonat dell’AUSL di Modena, e la presidente dell’associazione Bucefalo, Lucia Paiano, ha ascoltato la relazione di apertura del dott. Battigelli, L.P. ippiatria di Bologna. Questi , nel presentare l’argomento, ha segnalato come in tempi non sospetti di andazzi” alla moda” l’omeopatia già si occupava di temi ora attuali e condivisi proprio perché sono parte integrante della propria epistemologia. Il ruolo
del veterinario omeopata nel contesto dell’ippiatria non si limita a curare, ma mira ad educare gli operatori a un’etica del comportamento nei confronti del cavallo che potrebbe ridurre e lenire le sofferenze dovute allo stress nell’adattarsi a condizioni molto lontane dalla sua natura.
Il titolo del lavoro affrontato dalla Dott.ssa Carla De Benedictis, medico veterinario a Velletri (Rm), “Animal machine, le tecnopatie del cavallo”, esemplifica le difficoltà dell’applicazione del metodo omeopatico, che ha come condizione la rimozione degli ostacoli alla guarigione. La dott.ssa De Benedictis ha dimostrato come il cavallo sia a tutti gli effetti un animale tecnologico e soffre di malattie condizionate dalla domesticazione e dall’uso troppo precoce, nonché da patologie che si strutturano nei momenti critici di passaggio come svezzamento, doma, allenamento, e fine carriera.
Nonostante i limiti applicativi di una medicina come l’omeopatia, che cura il paziente e non la malattia, molte azioni si possono mettere in atto per migliorare anche parzialmente le condizioni di vita del cavallo. L’approccio integrato più che azioni preventive, ha segnalato la relatrice, prevede una combinazione sostenibile di azioni che cercano di limitare o prevenire i danni dovuti alla farmaco resistenza, all’impatto ambientale, alla sicurezza alimentare ( DPA) . In particolare
il tema del benessere animale non può limitari all’enunciazione di principi ma deve concretizzarsi in azioni mirate a lenire le sofferenze del cavallo durante la sua vita. Si è pertanto enfatizzata la mancanza di movimento per la reclusione coatta all’interno di un box che, come dimostrano i rilievi ambientali fatti in materia ,non risponde ai requisiti minimi massa /volume occupato, in un sistema completamente antifisiologico e responsabile, insieme ad altri fattori, dell’instaurarsi di problemi comportamentali. Particolare attenzione deve essere rivolta, per evitare al cavallo inutili sofferenze, anche
all’acquisto di selle inappropriate, all’ uso scorretto dell’imboccatura che porta a patologie muscolo-scheletriche , alla ferratura specie se correttiva che, se presenti le essenziali condizioni d’ambiente, può essere sostituita da un pareggio naturale. La relazione della dott.ssa De Benedictis si è focalizzata inoltre sull’’esposizione di alcuni casi clinici che illustrano i vari livelli applicativi dell’omeopatia, dal sintomo fisico a una prescrizione più profonda se si ha a disposizione la storia biopatografica del paziente. La relatrice ha infine segnalato che, evitando ricette precostituite , il fine ispiratore del suo lavoro era quello di stimolare una riflessione su “come suscitare motivazioni ed impulsi che
rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta. “ (Alexander Langer).
UFFICIO STAMPA SIOV