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MEDICINA OMEOPATICA : IL TORTUOSO CAMMINO DEL SAPERE MEDICO. Lettera a Fnovi di Dr. Battigelli

Nel 1773 Lazzaro Spallanzani aveva osservato che in una stanza totalmente buia gli uccelli notturni erano incapaci di volare mentre i pipistrelli lo facevano senza difficoltà. Rimase sbalordito nel constatare che i pipistrelli accecati erano in grado di evitare ostacoli con la stessa efficienza di quelli con l’apparato visivo integro. Nel 1798 lo sperimentatore svizzero, Charles Jurine, tappò le orecchie ad alcuni pipistrelli i quali non erano più in grado di evitare gli ostacoli. I pipistrelli sembravano inoltre silenziosi inducendo così ad affermare che il loro udito aveva in qualche modo a che fare con la capacità di orientarsi. Queste deduzioni vennero dapprima messe in ridicolo dal mondo accademico e quindi dimenticate.
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Nel 1912 l’inventore Hiram Maxim pensò che i pipistrelli producessero suoni non udibili dagli esseri umani anche se sospettava che provenissero dalle loro ali.
Nel 1938 il problema dei pipistrelli di Spallanzani venne risolto ad Harvard da G.W. Pierce e Donald Griffin , i quali ,utilizzando una strumentazione sofisticata per quei tempi ,riuscirono a registrare suoni emessi dai pipistrelli con frequenze più altre rispetto allo spettro udibile dall’uomo. La dimostrazione che i chirotteri erano in grado di utilizzare certe frequenze sonore fece cadere ogni dubbio e pregiudizio che impediva di capire l’esistenza di un sonar biologico . Da qui si aprì la ricerca e le applicazioni tecnologiche non tardarono ad assere realizzate.
Nel 1910 Walter Cannon introdusse nel mondo accademico il concetto di stress per indicare una reazione di allarme prodotta nell’organismo da uno stimolo esterno . Nel 1936 Hans Selye pubblicò sulla rivista “ Nature “ gli esperimenti su animali che descrivevano una sindrome prodotta da diversi agenti nocivi e caratterizzati da una medesima reazione indipendente dalla natura della sostanza utilizzata. Identificò l’ipertrofia surrenalica , l’atrofia del timo e la presenza di ulcere gastriche negli animali da esperimento. Questa sindrome generale di adattamento descritta da H.Selye fu discussa e criticata da generazioni di ricercatori e dallo stesso Cannon che negava la possibilità che ipofisi e surrene potessero fornire resistenza e adattamento dell’organismo ,mancavano inoltre le evidenze di basi neuro umorali. L’emergere di nuove idee di immunologia e di neuroendocrinologia proseguì lentamente e solo nel 1968 ,dopo dieci anni di ricerche e dopo aver manipolato una notevole quantità di frammenti di ipotalamo di pecora ,R.Guillemin pubblicò su Science la scoperta del TRH (Tireotropic Releasing Hormone). Nel 1981 W.Vale annunciò la scoperta del CRF(Corticotropin Releasin Factor) rendendo così evidente che le manifestazioni biologiche e le intuizioni di Selye avevano un fondamento neuro endocrinologico.

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Samuel Hahnemann pubblicò la prima edizione dell’Organon in lingua tedesca nel 1810, la sesta ed ultima edizione risale invece al 1842. In questa opera si ritrovano i principi e gli esperimenti condotti da Hahnemann sull’utilizzo dei rimedi omeopatici diluiti e dinamizzati e prescritti secondo il principio di similitudine. Da allora l’omeopatia è stata applicata alla medicina dell’uomo e degli animali . W.Lux (1777-1849), professore di scienze veterinarie all’Università di Lipsia dal 1806,introduce nel 1823 il metodo omeopatico negli animali domestici e successivamente dedica a S.Hahnemann il primo tomo della rivista Zooiatris.
Lux introdusse anche il metodi dell’isopatia nella cura degli animali.
L’omeopatia ha subito e tutt’ora deve confrontarsi con un agguerrito ostracismo e un atteggiamento pregiudiziale da parte di una componete della comunità scientifica .
Nonostante le evidenze empiriche della sua applicazione in campo medico e veterinario e dello stato di avanzamento della ricerca di base si persevera nel rallentare,se non ostacolare,il cammino della ricerca di base e quella clinica che devono procedere a rilento e con grandi difficoltà.
Non è certo questa la sede per ripercorrere e valutare tutti gli studi e gli esperimenti fin qui condotti e che si possono rintracciare nelle varie banche dati per affermare la plausibilità dell’omeopatia e procedere nella ricerca della conoscenza.

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Basti ricordare gli studi condotti in Italia a partire dalle proprietà chimico fisiche delle soluzioni ultradiluite e dinamizzate (omeopatiche) condotte presso l’Università Federico II di Napoli dal Prof. Vittorio Elia;gli esperimenti condotti sulle piante e sui semi dalla Prof.ssa Lucietta Betti all’università di Bologna; gli studi di fisica del Prof. Del Giudice e del Prf. Preparata ; gli studi su animali e su modelli cellulari del Prof.Paolo Bellavite all’università di Padova e molti altri sparsi per il mondo. Recenti studi tutt’ora in corso si stanno indirizzando verso tecnologie sempre più sensibili come la cromatografia liquida al alta prestazione (HPLC), la Dynamic Light Scattering (DLS) o Photon Correlation Spectoscopy (PCS), e la miscroscopia elettronica a scansione (SEM) per valutare la presenza di nanoparticelle e di segnali nelle soluzioni ultradiluite e dinamizzate (omeopatiche). Anche in veterinaria ci sono studi clinici interessanti sotto tutti i punti di vista , dagli spunti critici della metodologia applicata fino ai dati emergenti. Ci sono quindi metanalisi con tutti i limiti del caso e le cui conclusioni evidenziano più che altro come procedere per progettare studi più adeguati per risolvere i problemi dei bias da pubblicazione che ostacolano l’emergere di robuste evidenze.
Neppure si vuole entrare nel merito di una critica inutile quanto sterile e che non ha portato ad alcuna conclusione se non a proclami privi di efficacia . Infatti la metanalisi di Egger et al. pubblicata su Lancet 366, December 17/24/31, 2005 , uno dei capisaldi che avrebbero decretato la fine scientifica dell’omeopatia, si basa su 8 trials di cui solo due hanno le caratteristiche proprie del paradigma Hahnemanniano di terapia omeopatica individualizzata e di similitudine. Anche il più recente Autralian Report della NHMRC è alquanto controverso sulle scelte di inclusione ed esclusione dei lavori allocati quanto per le epurazioni dei ricercatori in corso d’opera. Così che ,dopo l’iniziale enfasi, il peggio sembra passato.
Negli animali e nelle piante si riscontrano effetti biologici e clinici che difficilmente sono riconducibili all’effetto placebo così spesso invocato dai detrattori dell’omeopatia.
Nel frattempo l’omeopatia continuerà ad essere applicata nell’uomo e negli animali da medici e veterinari competenti che in base alla propria esperienza siano in grado di valutare e gestire le differenti condizioni cliniche in cui l’omeopatia è indicata.
E’ superfluo ricordare come la sicurezza dell’applicazione dell’omeopatia ,a fronte di un vuoto normativo adeguato, sia in parte tutelata dalla deontologia medica e veterinaria attraverso l’atto medico ,dalla regolamentazione dei medicinali omeopatici da parte dell’AIFA e dalla legislazione sul farmaco da parte del Parlamento Europeo.
La storia del rifiuto di idee , poi rivelatesi corrette, dovrebbe indurci a procedere con più cautela nel liquidare troppo sbrigativamente ciò che all’apparenza dell’umana comprensione si mostra incomprensibile,specialmente in una branca della scienza come la medicina dove anche pochi casi ben documentati dovrebbero indurre a più serie considerazioni.
Dott. Alessandro Battigelli

Il messaggio divino della Natura nello studio della Materia Medica Omeopatica: la Specificità del Rimedio. Travacò Siccomario (PV), 16 giugno 2018

Per la prima volta viene affrontata e approfondita organicamente l’evoluzione del
concetto di Specificità in Omeopatia. L’argomento è stato proposto in Italia quando
Alfonso Masi Elizalde ha cominciato a fare i suoi primi seminari a Firenze nel 1980,
proponendo la sua esegesi dottrinaria e il conseguente emendamento della Materia
Medica. Dopo la sua morte gli studi continuano tuttora attraverso il suo gruppo di
fedeli discepoli della francese AFADH di Simonne Fayeton. Nel frattempo, dagli
anni ’90 un altro gruppo di studio francofono del Belgio fondato da un allievo di
Masi, Marc Brunson, si interessa all’argomento con produzione di risultati che
rappresentano l’ultimo passo evolutivo attuale per l’Omeopatia Hannemaniana.
Illustrare tale evoluzione sarà il tema di questo seminario.

Programma
− 9,30 – Presentazione e Introduzione
− 9,45 – Il § 153 dell’Organon, completamente svelato solo con Alfonso Masi
Elizalde: l’immagine bidimensionale del rimedio.
− 11,30 – Break
− 12,00 – L’evoluzione del concetto di Specificità del Rimedio di Marc Brunson:
l’immagine tridimensionale del rimedio.
− 13,30 – Pausa pranzo
− 15,00 – L’individualizzazione della suche, esempi di alcuni rimedi (Arg-n,
Sep.) – Prima parte
− 16,30 – Break
− 17,00 – L’individualizzazione della suche, esempi di alcuni rimedi (Anthr.,
Dros.) – Seconda parte
− 18,30 – Conclusioni e discussione.

Relatore: dr. Andrea Barancalion
Docente della Scuola Superiore Internazionale di Medicina Veterinaria Omeopatica di Cortona dal 1992 al 2011. Professore a contratto della Scuola di Specializzazione in Diritto e Legislazione Veterinaria della Facoltà di Medicina Veterinaria
dell’Università di Parma, fino al termine dell’attività. Referente scientifico e culturale del programma RADAR, il software più diffuso al mondo per la medicina omeopatica.
Professore Associato presso Universidad Candegabe de Homeopatia – Learning
Distance University http://www.universidadcandegabe.org dal 2005. Regolarmente iscritto al Registro dei Medici e Veterinari Omeopati italiani in http://www.omeomed.net e http://www.fiamo.it Professore a contratto dell’Università di Bologna nel Corso di Alta Formazione in ‘Sociologia della Salute e MNC’ 2008- 2009. Docente della Scuola S.I.O.V. dal 2013. Professore Straordinario dell’Escuela Médica Homeopática Argentina “Tomás Pablo Paschero” di Buenos Aires dal 2017. Autore del libro “Scala LM e Prognosi nella Pratica
dell’Omeopatia”. Numerose pubblicazioni e relazioni a congressi e convegni scientifici nazionali e internazionali.

infomazioni: andreabra@iol.it

Risposta a Professione Veterinaria n.1/2018 “Veterinari contro Veterinari”

6cc98fa4-95ca-4e5e-89a1-88fe7fbb2618La comunità dei veterinari omeopati sente l’urgenza di ribattere a quanto comparso sul numero 1 /2018 di Professione Veterinaria, in quanto ciò che è stato scritto nel trafiletto “Veterinari contro Veterinari”, oltre a peccare di superficialità, scorrettezza e rappresentare una vera e propria fake news, offende profondamente chi studia e pratica tale disciplina.
Stupisce come la redazione di Professione Veterinaria si esprima in maniera tanto superficiale dopo aver preso visione, evidentemente in modo approssimativo, della risposta legittima da parte della IAVH nei confronti della pubblicazione di Veterinary Record, oggetto della discussione. E di come abbia riportato a galla la vicenda SIMVeNCo, peraltro del tutto arbitrariamente e in maniera falsa, tendenziosa e strumentale.
Infatti è noto che l’esperienza della SIMVeNCO ha avuto come naturale evoluzione la creazione della Società italiana di Omeopatia veterinaria,  da cui è nata una Scuola di formazione in Omeopatia veterinaria che svolge regolare e continuativa attività dal momento stesso in cui SIMVeNCO è stata sciolta; inoltre la SIOV dal 2010 organizza un congresso annuale, che nel 2017 ha assunto portata internazionale. Chiediamo che le informazioni scorrette vengano rettificate rendendo note queste circostanze.
Dispiace constatare che si continua a voler pretendere per forza qualcosa di impossibile: quando si ragiona su due paradigmi diversi, la pretesa dell’uno di poter approvare l’altro solo alle sue condizioni è come pretendere di misurare un peso usando i centimetri invece che i grammi. Sarebbe ora che se ne prendesse atto. Per il resto non c’è molto altro da dire se non che si continua a pontificare su teorie invece che sui fatti.
Questo vale sia per la clinica che per la ricerca di base.
La redazione di Professione Veterinaria non si pone la domanda fondamentale circa la criticità del metodo, dando per scontato che esista un solo unico un modello di riferimento nella ricerca scientifica. La redazione misconosce che la IAVH è affilata alla HRI (Homeopathy Instutite for Research), una delle istituzioni che detengono le competenze in omeopatia e che promuove un modello di ricerca adeguato al paradigma omeopatico, tanto da inficiare i dati riportati dall’articolo di Veterinary Record.
Forse la redazione di Professione Veterinaria preferisce mettere in evidenza uno scontro ideologico tra colleghi invece di capire e approfondire il tema della criticità della ricerca in un campo della medicina ormai consolidato dalla presenza di migliaia di colleghi esperti in tutto il modo, da raccomandazioni dell’OMS e dalla attuale ricerca di base.
Infine un’osservazione: la convivenza è sempre possibile ed è solo una questione di volontà e di civiltà. Due medicine “diverse” possono convivere, avendo in comune solo il bene del paziente. Qual’è il motivo per cui la medicina ufficiale deve sempre attaccare l’altra? C’é sempre più necessità di reciproco rispetto e collaborazione. E per fortuna ci sono colleghi con cui è facile e arricchente condividere l’esperienza medica. Quanto scritto su Professione Veterinaria, come in molti altri casi, non rispecchia la realtà, ma solo la “voce grossa” di coloro, una minoranza (non un’élite), che hanno il potere di decidere anche per gli altri. Ultimamente di esempi ce ne sono in abbondanza, tanto che questi argomenti vengono addirittura sfruttati per la campagna elettorale in corso. Noi non ci stiamo.
Se il mondo medico veterinario nell’espressione della professione, il mondo farmaceutico nell’espressione dell’adeguamento generale del farmaco omeopatico a standard produttivi, se il mondo legislativo nell’espressione della futura legge sul farmaco, se il mondo della ricerca nell’espressione di dati positivi sull’effettività stanno lavorando per una integrazione dei saperi, sembra che Professione Veterinaria stia invece lavorando per una integralizzazione del sapere.
Si invita pertanto la redazione a rettificare l’editoriale offensivo per la professione in toto e a prendere in visione la letteratura scientifica in questione, analizzarla farne una revisione critica e, nel caso, confrontarsi onestamente con i professionisti che rappresentano l’omeopatia e le Medicine Non Convenzionali Veterinarie in Italia.
Segreteria SIOV

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