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RISPOSTA ALL’EDITORIALE COMPARSO SUL NUMERO 21/2020 DI PROFESSIONE VETERINARIA

OGGETTO: RISPOSTA ALL’EDITORIALE COMPARSO SUL NUMERO 21/2020 DI PROFESSIONE VETERINARIA

In risposta all’editoriale edito sul numero 21 di Professione Veterinaria, la comunità dei veterinari che si occupano di medicine non convenzionali, ed in particolare di omeopatia, rappresentata dalla SIOV – Società Italiana di Omeopatia Veterinaria- sente l’assoluta necessità di ribadire alcuni concetti e di manifestare il proprio profondo dissenso. E’ un fatto gravissimo che, nella prima pagina di un giornale che viene letto da tutta la categoria, sia sbandierato con leggerezza inammissibile un pregiudizio tanto evidente quanto privo di fondamento, offendendo un ampio numero di colleghi che studiano ed applicano in scienza e coscienza tale metodica terapeutica. Viene da chiedersi come mai A.M. abbia sentito proprio ora l’esigenza di un tale editoriale; forse c’è da cavalcare l’onda della ripresa economica, c’è il timore che qualche mente pensante possa sfuggire tra le maglie delle offerte formative, è necessario assicurarsi che il passaggio del sapere, quello “non democratico”, avvenga attraverso percorsi già tracciati?
E’ stato “scomodato” il premio Nobel Montalcini che però, riposi in pace, non può nemmeno entrare nella dialettica di un dibattito (e chissà che invece, con le giuste informazioni, non avesse a rivedere le proprie posizioni. Non lo sapremo mai). Si fa riferimento al sito www.no-omeopatia.it , il cui gruppo fondatore comprende personaggi di dubbia integrità morale (sotto inchiesta per indagini per illeciti sanitari) e in accertato conflitto di interessi. Mentre non si fa cenno alcuno, se non altro per par condicio, alla banca dati presente sul sito della Federazione Italiana delle Associazioni dei Medici Omeopatici (FIAMO), che raccoglie i dati relativi alla ricerca in omeopatia degli ultimi 50 anni. E’ dei giorni scorsi la pubblicazione dell’ultimo report dal titolo “Efficacy of homehopathic treatment for diabetic distal symmetry polyneuropathy: a multicentric randomised double-blind placebo-controlled clinical trial”, pubblicato su ScienceDirect in data 22 maggio 2020 e che conferma i dati di uno studio osservazionale eseguito in Italia tra il 2007 e il 2009 sotto la guida del Prof. Paolo Bellavite. Ma guarda!
Giova ricordare che in seno alla stessa SCIVAC nacque, in tempi ormai remoti, il gruppo di studio sulle mncv, poi convertito nella Società Scientifica SIMVeNCo e che l’attività di tale gruppo si protrasse per 10 anni: fu a seguito della dichiarata intenzione di fondare la SIOV che avvenne lo scioglimento della società e il suo distacco dalla SCIVAC, ancorchè la SIMVeNCo sia stata sempre considerata in SCIVAC una figliastra di cui vergognarsi.
Bisognerebbe che si parlasse chiaro perché le cose sono chiare e semplici: bisognerebbe saper dire che l’omeopatia è uno strumento utilissimo, a saperlo usare, ma non l’unico. E che chi contrappone allopatia e omeopatia sbaglia. Un bravo medico sa, a seguito di un’attenta anamnesi e di una scrupolosa visita, emettere una diagnosi ed una prognosi che gli permettano di collocare il proprio paziente lungo un percorso di cura a lui consono, scegliendo la medicina giusta per lui in quel preciso momento; può essere allopatia o omeopatia ( per quanto, se si dovesse fare un

bilancio in percentuale da parte di chi pratica da tanti anni, potremmo dire che omeopatia batte allopatia almeno 5 a 1).
E’ chiaro che se si vuole usare uno strumento bisogna conoscerlo, e qui entra in campo la competenza.
Costruirebbe, A.M., un ponte senza essere ingegnere?
Parlare di omeopatia senza conoscerla, per luoghi comuni, prendendo per buone le parole di chi non ne ha la competenza nè la ha mai utilizzata a livello clinico…..beh, è la stessa cosa. L’omeopatia si studia per anni e poi non si smette mai, è uno strumento che amplia le possibilità di cura, le completa e non oscura la medicina ma la illumina. Necessita di menti aperte, professionisti che non hanno timore di spostare il loro punto di osservazione sulla malattia e sul malato e di abbracciare un diverso paradigma; un paradigma che pure ha dei punti di contatto con l’altro, quello tradizionale, che ha permesso e portato tanti progressi in medicina.
Il problema della formazione è importante, solo così si può diventare competenti. Per questo è nata la SIOV, per colmare questo vuoto, perché non vi fossero più approssimazione e superficialità, che invece vengono ora riproposti e proprio in una rivista che è di tutti, quindi anche degli omeopati. Questo modo a-critico di occuparsi della materia ha poco a che fare con l’apertura mentale a cui lo studio della medicina avrebbe dovuto allenare.
L’omeopatia è acqua fresca? Ci sono fior di studi che indicano il contrario, stranamente le risposte arrivano dalla fisica e non dalla chimica. Ma se si continua a cercare una risposta ponendo la domanda sbagliata non ci potranno essere risposte adeguate.
L’omeopatia agisce per effetto placebo? Ditelo agli animali, non tanto al cane e al gatto (per quanto anche su di essi proviamolo, questo benedetto effetto placebo!), quanto ai 150 bovini o ai 1500 polli o ai 500 maiali trattati dai colleghi competenti che utilizzano l’omeopatia negli allevamenti, anche in luoghi remoti del pianeta dove scarseggiano le risorse ed occorre più che mai ottimizzare ogni azione terapeutica; oppure diciamolo alle colture di mais, orzo e riso. Facciamo parlare i fatti, la clinica, quella di tutti i giorni e che è sotto gli occhi di tutti. L’evidenza dei fatti, non parole ma fatti, la celebrata Medicina basata sull’evidenza.
L’omeopatia è da incompetenti? Peccato che sia atto medico riconosciuto e sancito dalla FNOMCeO fin dal 2002; che sia utilizzata, da medici con adeguata formazione, in strutture ASL dedicate; che faccia parte dell’accordo Stato-Regioni e per la quale sono state emanate dalla FNOVI stessa linee guida, stilate e fortemente volute dagli omeopati stessi.
L’omeopatia è stata sbugiardata dalle metanalisi? Peccato ancora che le stesse metanalisi (quella di Shang del 2005 a cui ancora si fa riferimento, e il famigerato Report australiano del 2015) siano state sbugiardate a loro volta perchè viziate, forzate, piegate agli interessi di pochi (e invitiamo alla lettura, per completezza del quadro, del breve testo “Omeofobia”, di recente edizione, scritto dal Dr. Ciro D’Arpa)
La Boiron ha un fatturato di milioni di euro? Questa fa ridere, poi, se parliamo dei fatturati delle multinazionali del farmaco. Boiron e Cemon fanno del loro meglio, con tutti gli ostacoli che vengono costantemente messi loro di fronte.
Ma poi, se l’omeopatia è così insignificante e inutile, perché causa un tale fastidio? Essa, se usata bene (e questo è fondamentale e per questo è importantissima la formazione, su cui tutta la comunità si è data delle regole molto rigide) non sottrae malati alle cure più appropriate quanto malati alla malattia, agendo come una vera medicina preventiva. E nel sottrarre malati alla malattia li rende liberi: liberi di esistere secondo le proprie inclinazioni e in armonia, che è quello che tutti desideriamo e per cui siamo venuti al mondo.

E questo è l’obiettivo, l’ideale terapeutico; in mezzo c’è il mare con le sue mille possibilità e mille insidie, ma se navighiamo nella stessa direzione possiamo sostenerci, comprenderci e vedere lo stesso orizzonte, piuttosto che combatterci. Come ogni persona di scienza dovrebbe fare.

Parma, 6 luglio 2020
Consiglio Direttivo SIOV Dott. David Bettio
Dott.ssa Barbara Rigamonti Dott. Roberto Orsi
Dott.ssa Maria Serafina Nuovo Dott.ssa Cinzia Ciarmatori

Risposta a Professione Veterinaria n.1/2018 “Veterinari contro Veterinari”

6cc98fa4-95ca-4e5e-89a1-88fe7fbb2618La comunità dei veterinari omeopati sente l’urgenza di ribattere a quanto comparso sul numero 1 /2018 di Professione Veterinaria, in quanto ciò che è stato scritto nel trafiletto “Veterinari contro Veterinari”, oltre a peccare di superficialità, scorrettezza e rappresentare una vera e propria fake news, offende profondamente chi studia e pratica tale disciplina.
Stupisce come la redazione di Professione Veterinaria si esprima in maniera tanto superficiale dopo aver preso visione, evidentemente in modo approssimativo, della risposta legittima da parte della IAVH nei confronti della pubblicazione di Veterinary Record, oggetto della discussione. E di come abbia riportato a galla la vicenda SIMVeNCo, peraltro del tutto arbitrariamente e in maniera falsa, tendenziosa e strumentale.
Infatti è noto che l’esperienza della SIMVeNCO ha avuto come naturale evoluzione la creazione della Società italiana di Omeopatia veterinaria,  da cui è nata una Scuola di formazione in Omeopatia veterinaria che svolge regolare e continuativa attività dal momento stesso in cui SIMVeNCO è stata sciolta; inoltre la SIOV dal 2010 organizza un congresso annuale, che nel 2017 ha assunto portata internazionale. Chiediamo che le informazioni scorrette vengano rettificate rendendo note queste circostanze.
Dispiace constatare che si continua a voler pretendere per forza qualcosa di impossibile: quando si ragiona su due paradigmi diversi, la pretesa dell’uno di poter approvare l’altro solo alle sue condizioni è come pretendere di misurare un peso usando i centimetri invece che i grammi. Sarebbe ora che se ne prendesse atto. Per il resto non c’è molto altro da dire se non che si continua a pontificare su teorie invece che sui fatti.
Questo vale sia per la clinica che per la ricerca di base.
La redazione di Professione Veterinaria non si pone la domanda fondamentale circa la criticità del metodo, dando per scontato che esista un solo unico un modello di riferimento nella ricerca scientifica. La redazione misconosce che la IAVH è affilata alla HRI (Homeopathy Instutite for Research), una delle istituzioni che detengono le competenze in omeopatia e che promuove un modello di ricerca adeguato al paradigma omeopatico, tanto da inficiare i dati riportati dall’articolo di Veterinary Record.
Forse la redazione di Professione Veterinaria preferisce mettere in evidenza uno scontro ideologico tra colleghi invece di capire e approfondire il tema della criticità della ricerca in un campo della medicina ormai consolidato dalla presenza di migliaia di colleghi esperti in tutto il modo, da raccomandazioni dell’OMS e dalla attuale ricerca di base.
Infine un’osservazione: la convivenza è sempre possibile ed è solo una questione di volontà e di civiltà. Due medicine “diverse” possono convivere, avendo in comune solo il bene del paziente. Qual’è il motivo per cui la medicina ufficiale deve sempre attaccare l’altra? C’é sempre più necessità di reciproco rispetto e collaborazione. E per fortuna ci sono colleghi con cui è facile e arricchente condividere l’esperienza medica. Quanto scritto su Professione Veterinaria, come in molti altri casi, non rispecchia la realtà, ma solo la “voce grossa” di coloro, una minoranza (non un’élite), che hanno il potere di decidere anche per gli altri. Ultimamente di esempi ce ne sono in abbondanza, tanto che questi argomenti vengono addirittura sfruttati per la campagna elettorale in corso. Noi non ci stiamo.
Se il mondo medico veterinario nell’espressione della professione, il mondo farmaceutico nell’espressione dell’adeguamento generale del farmaco omeopatico a standard produttivi, se il mondo legislativo nell’espressione della futura legge sul farmaco, se il mondo della ricerca nell’espressione di dati positivi sull’effettività stanno lavorando per una integrazione dei saperi, sembra che Professione Veterinaria stia invece lavorando per una integralizzazione del sapere.
Si invita pertanto la redazione a rettificare l’editoriale offensivo per la professione in toto e a prendere in visione la letteratura scientifica in questione, analizzarla farne una revisione critica e, nel caso, confrontarsi onestamente con i professionisti che rappresentano l’omeopatia e le Medicine Non Convenzionali Veterinarie in Italia.
Segreteria SIOV

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