Archivio dell'autore: David Bettio

Informazioni su David Bettio

Medico Veterinario Omeopata

Lettera aperta al Prof. Garattini dai Veterinari Omeopati

Gentile Dr. Garattini,

ci associamo a quanto detto da Andrea Ferrante, Presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (Aiab): non è corretto ed è alquanto fuori luogo generalizzare e criminalizzare in questi termini un intero settore.

L’agrozootecnia biologica è la naturale evoluzione del sistema attuale di produzione convenzionale che ha avuto ed ha un grande impatto sulla salute del cittadino; infatti è ormai certo che il massivo utilizzo di antibiotici favorisca pericolose forme di farmacoresistenza in batteri patogeni (allarme dell’OMS Europa lanciato in occasione della Giornata Mondiale della Salute –Roma- e relativo documento AISA su antibiotico resistenza), e che molti farmaci utilizzati in zootecnia abbiano un forte impatto ambientale.

La preghiamo inoltre di usare le giuste parole riguardo ai sistemi di produzione “chimica” che non possono essere chiamati tradizionali in quanto nulla hanno a che vedere con la storia e la tradizione italiana; il termine corretto è convenzionale; le parole sono importanti, soprattutto in questi tempi in cui il travisamento del linguaggio è diventato un preciso strumento di manipolazione dell’informazione. La contrapposizione che lei fa è quindi scorretta in partenza;  non c’è contrapposizione tra  produzione biologica e produzione tradizionale, che invece è sicuramente molto vicina al biologico e da cui il biologico trae in parte inspirazione, bensì tra produzione biologica e produzione convenzionale (chimica).

Interessante il punto di vista della Dottoressa Ferri. “Bisognerebbe che i veterinari mettessero piede nel settore dell’agricoltura biologica” è stata la dichiarazione esplicita del Direttore Generale della
Sanità Animale e del Farmaco Veterinario, Gaetana Ferri, durante una video intervista con la FNOVI sull’apicoltura  (a proposito di una filiera alimentare fra le più propagandate come “naturale e biologica”!), area professionale di cui la veterinaria si sta riappropriando dopo anni di carenze formative, sanitarie e assenza di titolarità professionale.
Concordiamo sul fatto che il ruolo del veterinario in aziende biologiche non sia ben definito. Fino ad oggi la preparazione professionale si è basata solo su studi extra universitari che il veterinario dedito alle produzioni biologiche decide di seguire spinto dalla propria coscienza e dalla voglia di adeguare le proprie competenze all’agrozootecnia biologica, in accordo peraltro con la legislazione europea che indica come primo intervento terapeutico, ad esempio, l’impiego dell’omeopatia e/o della fitoterapia.

Le Facoltà Italiane di Medicina Veterinaria si stanno lentamente adeguando, anche se non ancora in maniera sistematica, al sistema di produzione biologico; tra queste, negli anni scorsi, la Facoltà di Bologna.
Le competenze ed i risultati sul territorio nazionale sono presenti ed evidenti anche se, al momento,  sono a carico di pochi  e volenterosi colleghi; è auspicabile che queste competenze tecniche e professionali  rientrino regolarmente nella formazione dei nostri futuri colleghi.

Siamo quindi totalmente d’accordo sul fatto che il veterinario “biologico” debba essere formato diversamente e con competenza a partire dalla base; tale formazione deve avere il supporto delle Facoltà e formatori debbono essere quei colleghi che da decenni praticano e lavorano nelle aziende biologiche, che hanno esperienza e conoscenza del settore  e delle mncv e che già lavorano nel rispetto dei parametri legislativi europei in materia.

Ricordiamo inoltre che le produzioni zootecniche biologiche sono seguite, al pari delle aziende convenzionali, con grande competenza dalle Asl e che sono soggette ad ulteriori  e specifici controlli derivati dalla legislazione relativa al biologico.

Ci opponiamo quindi in maniera decisa senza se e senza ma alle affermazioni generaliste che non fanno che alimentare nel cittadino timori infondati e confusione, auspicando che da un problema possa nascere una opportunità di crescita e che la competenza acquisita dalla medicina veterinaria nelle produzioni zootecniche biologiche venga infine riconosciuta e portata alla luce.

Saluti cari,

Pietro Venezia – Medico Veterinario Omeopata, Responsabile Dipartimento Zootecnia SIOV

Roberto Orsi – Medico Veterinario Omeopata, Segretario SIOV

David Bettio – Medico Veterinario Omeopata, Vice Presidente SIOV

Carla De Benedictis – Medico Veterinario Omeopata, Responsabile Dipartimento Equini SIOV

David Satanassi – Medico Veterinario Bioeticista

Maria Serafina Nuovo – Medico Veterinario Omeopata, Presidente SIOV

Francesca Pisseri – Medico Veterinario Omeopata, Scuola Cimi-Koinè

Barbara Rigamonti – Medico Veterinario Omeopata, Responsabile Dipartimento Didattica SIOV

Risposta di UMNCV al prof. Garattini sul Biologico

E’ davvero incredibile come di Medicine Non Convenzionali (MNC) e di produzioni alimentari biologiche si parli sempre in seguito a sollecitazioni di tipo negativo.

Da anni la Unione Medicina Non Convenzionale VeterinariaUMNCV sostiene la necessità di un serio confronto su queste discipline mediche e sulla Zootecnia Biologica, ma gli interlocutori, sia nell’ambito della categoria, che le altre Istituzioni sollecitate hanno sempre accuratamente evitato di intervenire su un argomento giudicato secondario o spinoso.

Le ultime esternazioni del Prof. Garattini mettono in evidenza quella modalità vetusta, rigida e riduzionista che ha portato ad intendere la medicina e le scienze come totalmente staccate dall’ecologia, dall’ambiente, dal βίος, dalla vita quam vivimus insieme al pianeta tutto.

Invece di evidenziare inverosimili coincidenze, il Prof. Garattini dovrebbe chiedersi come mai E. coli è incredibilmente diventato resistente a otto diverse classi di farmaci antibiotici e poi, improvvisamente, è apparso nella catena alimentare.

Seri confronti ed evidenze scientifiche già esistono, per chi vuole prenderle in considerazione, certo ulteriori studi sarebbero necessari, ma non si può tacere che essi non vengono attuati perché non portano introiti alle lobbies di potere.

L’attuale sistema produttivo bio – tecnologico, improntato principalmente a logiche simil – industriali di mercato, sembrava aver risolto i problemi di quantità delle produzioni alimentari ed ha risposto alla esorbitante domanda di distribuzione dei Paesi occidentali, ma gli obiettivi perseguiti hanno mostrato numerosi punti critici e le fallite aspettative. Le più recenti crisi alimentari, dalla BSE all’Influenza Aviare, l’elevato numero di problemi connessi alla contaminazione chimica degli alimenti, le frodi commerciali di un mercato poco vigilato e senza regole, hanno fatto emergere come sia fondamentale raccordare fra loro qualità, produttività, sicurezza ed ecologia. In particolare per  gli animali i problemi derivano dall’allevamento industriale che esalta tecnopatie, patologie condizionate, medicalizzazione, iatrogenesi, residui, inquinamento, trasformazione (riscaldamento globale).

Il degrado degli ecosistemi e gli imponenti rischi connessi hanno evidenziato in modo particolare il ruolo primario che il biologico assume nella preservazione della biodiversità: le fattorie che passano dagli attuali metodi di agricoltura a quelli biologici vedono in breve tempo l’aumento di biodiversità misurata come incremento del numero di specie presenti, dai batteri alle piante fino ai mammiferi e agli uccelli. I metodi di coltivazione naturali influiscono positivamente sulla biodiversità in tutte le tappe della catena alimentare e l’impiego di tecniche di coltivazione naturale si accompagna alla pratica dell’allevamento, diversificando così ulteriormente la presenza di habitat sui terreni agricoli che si arricchiscono di specie animali e vegetali.

Quindi le produzioni biologiche rappresentano non tanto un vezzo o una semplice richiesta di qualità da parte di consumatori esigenti, quanto piuttosto una maggiore consapevolezza sulle dinamiche socio – culturali, ambientali ed economiche del sistema produttivo di cui l’alimentazione è un fondamento imprescindibile e da cui dipende drammaticamente il grado di salute sociale. Gli operatori agro – zootecnici ed i consumatori, con crescente consapevolezza, hanno iniziato ad interrogarsi sulla valenza etica delle produzioni alimentari esasperate dallo sfruttamento ambientale ed animale, ma anche sulla qualità degli alimenti così ottenuti. Infine è utile ribadire un pensiero da sempre difeso dalla UMNCV: “naturale non è sinonimo di innocuo”, e questo sia nel dare il giusto significato alle discipline mediche non convenzionali ed agli eventuali prodotti impiegati nella terapia, sia nell’ambito delle produzioni biologiche che meritano gestione e controlli specifici!

Si parla tanto di sicurezza alimentare, persino l’Unione Europea si è dotata di un’apposita Authority, EFSA, che però opera esattamente con quei criteri di scientificità retriva ed inoffensiva per la lobby delle aziende alimentari. Se si prova ad inserire una serie di termini relativi al biologico (zootecnia biologica – agricoltura biologica – produzioni biologiche – etc) sul banner di ricerca di EFSA, la risposta è sempre la stessa: “Spiacenti, nessun elemento corrisponde ai criteri di ricerca impostati”. E questo in un continente, l’Europa, in cui il biologico è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni: il rapporto Biobank 2009  (www.biobank.it) fornisce dati confortanti e stimolanti riguardo all’andamento del mercato del biologico nel triennio 2006-2008; da indicazioni del panel ISMEA – NIELSEN l’andamento dei consumi di prodotto biologico  in Italia è pari a circa 350 milioni € / anno, mentre il valore complessivo delle vendite di prodotto biologici  in Europa risulta pari circa  a 1,5 – 2 miliardi di € / anno. Tale sviluppo è merito solo di coloro che si sono impegnati seriamente: agricoltori, allevatori, medici veterinari esperti delle MNC, dandosi regole, facendo ricerche sul campo e raccogliendo evidenze senza supporti economici o sponsorizzazioni lobbistiche.

Nell’ambito della categoria medico – veterinaria è da segnalare un ritardo inconcepibile da parte del Ministero che ha sempre disdegnato e sottovalutato l’argomento, nonostante le diverse sollecitazioni delle Società scientifiche di MNC in Veterinaria: è solo da Settembre 2010 che alcuni esponenti del Dipartimento della Veterinaria hanno iniziato timidamente ad esternare su questo argomento.

ANMVI dimentica che per  gli animali i problemi derivano dall’allevamento industriale che esalta tecnopatie, patologie condizionate, medicalizzazione, iatrogenesi, residui, inquinamento, trasformazione (riscaldamento globale) e individua come unico rimedio per questa zootecnia malata la figura del veterinario d’azienda, soggetto abbastanza anonimo ed ingranaggio di un meccanismo comunque perturbato e perverso, e dimentica di evidenziare che per “prestare particolare attenzione alle condizioni di stabulazione, alle pratiche zootecniche e alla densità degli animali” non basta essere medici veterinari, ma anche essere esperti del particolare settore biologico ed essere qualificati in MNC!!

Più volte la UMNCV ha sostenuto, inascoltata, che:

  • Le MNC vanno considerate quale strumento clinico per la cura degli animali in grado di contrastare intolleranze, effetti avversi da farmaci, farmacoresistenza;
  • Il significato e l’interpretazione dei dati di farmacovigilanza e sorveglianza rispetto all’uso delle MNC non sembrano minimamente interessare agli organi ufficiali preposti al controllo, nonostante il considerevole ruolo che le stesse svolgono in merito alla resistenza farmacologica, all’impatto ambientale, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti alimentari di origine animale;
  • Manca un confronto culturale e professionale serio e necessario per una interazione a favore del potenziamento dell’atto medico veterinario.

 

La UMNCV è disponibile a dar vita ad un tavolo di lavoro con FNOVI, Ministero, ANMVI e con tutte le componenti della Veterinaria; un tavolo che sia in grado di analizzare tutti gli aspetti del complesso problema e che sia in grado di strutturare una conoscenza condivisa e sistematica nel campo professionale, in quello della ricerca e della salute. Le MNC si pongono non come alternativa all’allopatia, ma come necessario completamento in un sistema clinico che, affiancando tra loro le diverse discipline mediche, potenzi l’atto medico finalizzato al raggiungimento del benessere, della salute animale, di quella umana e dell’ambiente.

Avermectine, ambiente e zootecnia biologica

Ivermectina

Avermectine, ambiente e zootecnia biologica  – a cura di Francesca Pisseri

Gli antiparassitari di sintesi ad ampio spettro vengono sovente somministrati agli animali da allevamento quali bovini, ovicaprini, suini, e ai cavalli in maniera routinaria, da 2 fino a 4-6 volte l’ anno. Anche nel cane è una pratica diffusa per il controllo di alcune parassitosi. Una classe di farmaci molto utilizzata è quella delle avermectine, antiparassitari ad amplissimo spettro, in grado di uccidere 85 specie diverse di parassiti dei mammiferi domestici, del pollame, dei pesci e delle piante. Le avermectine, escrete soprattutto con le feci degli animali sottoposti a trattamento, hanno una lunga persistenza nell’ambiente, valutata in diversi esperimenti da alcune settimane ad alcuni mesi. Per la loro natura lipofila e scarsamente volatile si legano soprattutto al suolo e alla materia organica, e alcune condizioni come il freddo e l’ anaerobiosi prolungano la loro persistenza. Vi sono scarsi dati circa la ecotossicità e la persistenza dei loro metaboliti (sono13 per la ivermectina). Sono nocive per moltissime specie di invertebrati, molto importanti per la conservazione e l’ equilibrio di ecosistemi sia acquatici che terrestri, appartenenti agli ordini: Dictyoptera, Anoplura, Homoptera, Thysanoptera, Coleoptera, Siphonaptera, Diptera, Lepidoptera e Hymenoptera, e per alcune specie di pesci. Gli insetti sono fondamentali in quanto partecipano al riciclo dei nutrienti, contribuiscono al mantenimento della sostanza organica del terreno e quindi della fertilità, sono fonte di cibo per vertebrati quali uccelli, anfibi, mammiferi. Le feci dei mammiferi, in particolare dei bovini, costituiscono un microhabitat per lo sviluppo di numerose specie di invertebrati. Un largo utilizzo delle avermectine tende quindi a far decrescere la biodiversità. La pratica routinaria è quella di effettuare trattamenti antiparassitari periodici nelle specie zootecniche e nel cavallo, soprattutto nel caso in cui i soggetti pascolino. Negli ultimi anni sono stati messi in evidenza fenomeni di farmacoresistenza da parte dei parassiti ai farmaci di sintesi. Nell’allevamento biologico il letame prodotto dagli animali viene utilizzato per fertilizzare i campi, quindi la somministrazione di molecole ecotossiche che raggiungano le escrezioni animali implica un impatto sull’ ambiente. La precedente normativa sul biologico (Reg. CEE n. 2092/91, Reg. CEE  1804/99) imponeva dei limiti al numero dei trattamenti antiparassitari, e al tipo di molecole da utilizzare, che dovevano essere caratterizzate da“ basso impatto ambientale, una rapida metabolizzazione, limitati effetti tossici e tempi di sospensione inferiori ai 10 giorni.”  L’ attuale Regolamento (Reg. CEE889/2008) toglie tali limiti all’utilizzo degli antiparassitari, tali farmaci vengono inoltre aggiunti alle eccezioni in base alle quali, se un animale subisce molti trattamenti, può comunque essere commercializzato come biologico.“Ad eccezione delle vaccinazioni, delle cure antiparassitarie e dei piani obbligatori di eradicazione, nel caso in cui un animale o un gruppo di animali sia sottoposto a più di tre cicli di trattamenti con medicinali veterinari allopatici ottenuti per sintesi chimica o antibiotici in 12 mesi …….. gli animali interessati o i prodotti da essi derivati non possono essere venduti come prodotti biologici e gli animali devono essere sottoposti ai periodi di conversione previsti all’articolo 38, paragrafo 1.” Vi sono molte pratiche, sia mediche che gestionali, utili a limitare le parassitosi negli allevamenti, come rotazione e turnazione dei pascoli, attenzione alla genetica e alla igiene dell’ allevamento, omeopatia e fitoterapia. Il trattamento farmacologico di sintesi deve essere mirato, e non routinario, l’opportunità del trattamento antiparassitario va valutata dal medico veterinario in relazione allo stato di salute degli animali, alla qualità e quantità di parassiti presenti (analisi parassitologiche di tipo quantitativo) utilizzando molecole a spettro limitato, meno ecotossiche rispetto a quelle ad ampio spettro.  In natura si instaura un equilibrio  tra ospite e parassita,e una bassa infestazione degli animali stimola meccanismi naturali di difesa, può essere controindicato sottoporre a trattamenti  animali continuamente esposti e reinfestioni, come gli animali che pascolano, ma conviene invece implementare pratiche gestionali di contenimento della carica parassitaria nei pascoli e pratiche mediche che supportino la naturale resistenza degli animali. Come si evince da alcuni studi i trattamenti omeopatici possono favorire un contenimento della carica parassitaria sotto la soglia di rischio sia zootecnico che sanitario.

 BIBLIOGRAFIA

Ambrosi 1995 “Parassitologia zootecnica” EDAGRICOLE

Benvenuti N., Giuliotti L., Goracci J., Cianci D. 2004 Le strongilosi gastrointestinali e la produzione di latte in ovini di razza Massese allevate con metodologie biologiche. Ob. e Doc. Vet., XXV (9): 23-28.

Benvenuti M.N., Pisseri F., Goracci J., Giuliotti L., Gugliucci B.M., Macchioni F., Gavazza A.,Guidi 2007 G.Feasibility of homeopathy in a flock of Zerasca sheep Evid. Based Complement. Altern. Med., September 2007; 4: 65 – 68.

Benvenuti M.N., Pisseri F., Goracci J., Giuliotti L, Macchioni F., Verità P., Guidi G. 2008 Use of homeopathy in parasites control plans in a flock of Zerasca sheep. Mediterranean Symposium, Corte 6-8 novembre 2008

Boxall A.A. , Sheratt T. ,Pudnerr V. , Pope  L.J  A Screening Level Index for Assessing the Impacts of Veterinary  Medicines on Dung Flies Environ. Sci. Technol. 2007, 41, 2630-2635

Cabaret J, Bouilhol M, Mage C. 2002 Managing helminths of ruminants in organic farming. Vet. Res, 33 (5): 625-640.

Edwards C.A.,Atiyeh R.M.,Rombe J. 2001 Environmental Impact of Avermectins -Reviews of Environmental Contamination and Toxicology –171:111-137

Gauly M., Erhardt G. 2001 Genetic resistance to gastrointestinal nematode parasites in Rhon sheep following natural infection. Vet. Par. 3: 253-259.

Jensen J., Diao X.,  Duus Hansen A.D. 2009 Single and two-species test sto study effects of the anthelmintics ivermectin ad morantel and the coccidiostatic monesin on soil invertebrates Environmental Toxicology and Chemistry, Vol. 28, No. 2, pp. 316–323, 2009

Kövecses, J. and D.J. Marcogliese. 2005. Avermectins: Potential Environmental Risks and Impacts on Freshwater Ecosystems in Quebec. Scientific and Technical Report ST-233E. Environment Canada – Quebec Region, Environmental Conservation, St. Lawrence Centre

Loffler D.,Rombe J., Meller M., Ternes T.A.2005 Environmental Fate of Pharmaceuticals in Water/Sediment Systems Environ. Sci. Technol. 39, 5209-5218

Hallig-Soernsen B., Nielsen S.N., Lanzky P.F., Ingerskev F., Lutzheft Holten H.C., Jorgensen S.E.1998 Occurrence, Fate and Effects of Pharmaceutical Substances in the Environment- A Review Chemosphere, Vol. 36, No.2, pp. 357-393,

Kolar L., Kozuh Erzen N.,Hogerwerf L.,van Gestel C.A.M Toxicity of abamectin and doramectin to soil invertebrates Environmental Pollution 151 (2008) 182e189

Kozuh Erzen, N., Kolar, L., Kuzner, J., Cerkvenik Flajs, V., Marc, I.,

Pogacnik, M., 2005. Degradation of abamectin and doramectin on sheep grazed pastures. Ecotoxicology 14, 627e635.

Liebig M., Fernandez A.A., Blubaum-Gronau E.,§ Boxall A., Brinke M.,  Carbonell G., Egeler P., Fenner K.,,yy , Fernandez C., Fink G.,Garric J., Halling-Sørensen B.,Knacker T.,A Krogh K., Kuster A., Loffler D., Angel M., Cots P., Pope L., Prasse C.,Rombe J.,Ronnefahrt I., Schneider M.K.,Schweitzer N.,Tarazona J. V.,Ternes T.A.,Walter Traunspurger W., Wehrhan A.,Duisy K., 2010 Environmental Risk Assessment of Ivermectin: A Case Study Integrated Environmental Assessment and Management — Volume 6, Supplement 1—pp. 567–587  SETAC

Lumaret, J.P., Errouissi, F., 2002. Use of anthelmintics in herbivores and evaluation of risks for the non target fauna of pastures. Veterinary Research 33, 547e562.

Lumaret, J.P., Galante, E., Lumbreras, C., Mena, J., Bertrand, M., Bernal, J.L.,Cooper, J.F., Kadiri, N., Crowe, D., 1993. Field effects of ivermectin residues on dung beetles. Journal of Applied Ecology 30, 428e436.

Madsen, M., Nielsen, O.B., Holter, P., Pedersen, O.C., Brocchener-Jespersen, J., Vagn Jensen, K.M., Nansen, P., Grovold, J., 1990. Treating cattle with ivermectin: effects on fauna and decomposition of dung pasts. Journal of Applied Ecology 27, 1e15.

Pisseri F.2009 Gestione sanitaria dell’ allevamento biologico, utilizzo della medicina omeopatica e della fitoterapia Buiatria 3/2009: 57-63

Pisseri F.,Benvenuti M.N. ,Goracci J.,Terracciano G.,Giuliotti L.,Cianci D. 2005 Trattamento della Strongilosi gastrointestinale in un allevamento biologico di ovini di razza massese Obiettivi e Documenti Veterinari, anno XXVI, p. 5-9

Sangster S. C. 2001 Managing parasiticide resistance. Vet. Parass., 98 (1-3): 89-109.

Steel, J.W., Wardhaugh, K.G., 2002. Ecological impact of macrocyclic lactones on dung fauna. In: Vercruysse, J., Rew, R.S. (Eds.), Macrocyclic Lactones and Antiparasitic Therapy. CAB International, Wallingford, pp. 141e162.

Thompson R.C.A. 2001 The future of veterinary parasitology: a time for change?. Vet. Parass., 91 (1-3): 41-50.

Urquhart G. M. 2001 Parassitologia Veterinaria. Ed. UTET.

Waller P. J. 1999 International approaches to the concept of integrated control of nematode parasites of livestock. Int. J. for Parass., 29 (1): 155-164.

Comunicato stampa SIOV sulla trasmissione Le Iene – Mediaset

SIOV

Parma, 19 maggio 2011

 In relazione al servizio andato in onda Mercoledì 18 Maggio alle ore 22.00 nel contesto della trasmissione LE IENE, Canale Mediaset,

 la S.I.O.V.

intende prendere le distanze da comportamenti che non solo risultano fuori dalla legalità (abuso di professione) ma che sviliscono la figura professionale del veterinario esperto in omeopatia. L’abuso di professione non è mai condivisibile, in qualunque settore esso si verifichi ed indipendentemente dal fatto che venga applicata una metodica terapeutica o un’altra. Per quanto riguarda il fatto che la collega coinvolta nel servizio facesse uso di medicine cosiddette non convenzionali  (o complementari) e si definisse una “naturopata” occorre fare una doverosa precisazione: Il veterinario che studia ed applica l’omeopatia per la cura degli animali è prima di tutto un veterinario formato alla MEDICINA e che successivamente ha ottenuto una formazione in omeopatia, allargando così il proprio campo d’azione con lo scopo di migliorare le possibilità operative nel proprio settore di competenza. Occorre vigilare pertanto sulla qualità della formazione di coloro che si dichiarano esperti in omeopatia e questo si potrà ottenere solo con la creazione di corsi qualificati e di alta formazione, così  come indicato dalla direttiva FNOVI su suggerimento dell’UMNCV (Unione  Medicine Non Convenzionali Veterinarie).   Per meglio chiarire il pensiero condiviso all’interno della S.I.O.V. si allega il documento esplicativo riguardante la didattica.

Per SIOV

Dott.ssa Maria Serafina Nuovo – Presidente

Dott. David Bettio – Vice Presidente

Scarica gli allegati:

– (Didattica Generale SIOV_sett2010)

– (COMUNICATO STAMPA SIOV maggio2011_le iene.doc)

Master: “Sistemi sanitari, medicine tradizionale e non convenzionali”

UNIVERSITA’ DI MILANO-BICOCCA, DIPARTIMENTO DI SOCIOLOGIA E RICERCA SOCIALE, OSSERVATORIO E METODI PER LA SALUTE

Anno Accademico 2011 – 2012
Progetto dell’Osservatorio e Metodi per la Salute dell’Università di Milano-Bicocca e dell’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona Onlus

I SISTEMI SANITARI E LE MEDICINE TRADIZIONALI E NON CONVENZIONALI (vedi brochure >>)

I diversi sistemi sanitari nel mondo si stanno caratterizzando per un costante e continuo allineamento nelle pratiche e nelle procedure, nonché per un lento e continuo processo di regionalizzazione e decentramento, e per una sempre maggiore valorizzazione delle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali. Processi che richiedono conoscenze e competenze specifiche per operare in modo efficace al suo interno, specialmente se si rivestono posizioni apicali con compiti decisionali. La necessità di costanti e nuove conoscenze è determinata non solo dalle trasformazioni degli assetti organizzativi e operativi dei sistemi sanitari, ma anche dalle nuove patologie croniche, invalidanti e pandemiche che richiedono conoscenze specifiche deisistemi sanitari nazionali, della rete delle strutture sanitarie, ma anche conoscenze sul funzionamento dei sistemi sanitari mondiali, nonché di puntuali misure preventive e di salute globale. Un ulteriore elemento della necessità di acquisizione di nuove competenze è dato anche dal fatto che ci troviamo di fronte ad una utenza nuova che proviene da sistemi di salute specifici e differenti (gli immigrati). Infine la domanda crescente da parte dei cittadini di scegliere e selezionare con autonomia il tipo di cura, di prestazione, di pratica sanitaria proprio a partire dalle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali. L’acquisizione di tali competenze investe anche il settore della Medicina Veterinaria ed in specifico l’ambito della zootecnia biologica: il controllo degli animali da reddito e delle derrate alimentari di origine animale coinvolgono il sistema della Veterinaria pubblica con notevoli ricadute sulla salute del consumatore e su una gestione ecosostenibile della zootecnia nel rispetto della biodiversità. Si rendono così utili strumenti e chiavi di lettura capaci di comprendere i processi di mutamento della società e quindi anche dei sistemi per la salute, dei processi culturali, che vanno inquadrati anche in termini di risposte sanitarie e di proposte di politiche che sianocoerenti e capaci di tenere conto delle trasformazioni e dei mutamenti più sopra delineati. Gli operatori, i decisori, ai diversi livelli dei sistemi di welfare e delle organizzazioni sanitarie e di benessere indipendentemente dalla loro natura (pubblico, di mercato, di terzo settore) sono chiamati a dare nuove risposte sanitarie e di salute e ad assumere decisioni all’interno di sistemi organizzativi la cui geometria è in continuo divenire e interessati da una domanda di salute sempre più globale. Essi sono chiamati in una logica di interscambio e di democrazia a progettare, realizzare e gestire in modo innovativo iniziative socio-sanitarie che sviluppino la sfera pubblica per un nuovo e sempre più adeguato sistema di salute e di ben-essere, al cui centro è posta la persona.

Presentazione e Contenuti: I masters universitari costituiscono una delle possibili offerte formative per i neo-laureati e per chi è già inserito nel mondo del lavoro ed è alla ricerca di un’elevata specializzazione. La formazione post-laurea se svolta a livelli qualitativi elevati, com’è quella dei master, rappresenta un’importante opportunità per accrescere le conoscenze e le competenze professionali. La formazione di una figura con capacità e competenze trasversali è finalizzata all’inserimento lavorativo, in posizione apicale e decisionale, nelle organizzazioni sanitarie, sociosanitarie e di benessere, in linea con il requisito di qualità necessaria per operare nelle organizzazioni che promuovono e mantengono la salute, che si occupano di cronicità e malattie terminali, nonché in unità di ricerca e programmazionesanitaria. Il modello organizzativo per la gestione e l’erogazione dei servizi sanitari non può più prescindere da considerazioni di natura economica, da affiancare a quelle di tipo clinico-assistenziali eculturale, nonché di conoscenza degli scenari demografici e sociali. Al cambiamento delle politiche sanitarie e delle strategie di gestione delle organizzazioni per la salute corrisponde un crescente mutamento negli strumenti e nelle tecniche manageriali, ma anche negli strumenti della ricerca, per i quali la definizione del fabbisogno sanitario e di salute costituisce l’aspetto preliminare alla realizzazione di un’efficace pianificazione sanitaria, che tenga conto anche delle nuove esigenze e bisogni di cura degli individui proprio a partire dalle MedicineTradizionali e Non Convenzionali. Il risvolto economico della programmazione e della pianificazione, le modalità di allocazione delle risorse, la gestionedelle risorse umane e la definizione degli obiettivi di efficacia, di efficienza e di qualità sono indispensabili alla realizzazione di una gestione razionale che tenda a massimizzare l’utilità a fronte delle risorse impegnate, siano esse umane, strumentali, tecnologiche, coerentemente alle richieste ed esigenze emergenti.

Finalità e obiettivi: Il master, che è un progetto dell’Osservatorio e Metodi per la Salute e dell’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona Onlus, intende offrire ai partecipanti strumenti di conoscenza e di analisi sulle realtà dei sistemi per la salute, sia nella sua dimensione attuale, che futura, tenendo conto della sua dinamicità evolutiva e dell’inclusione sempre più ampia di Medicine Tradizionali e Non Convenzionali. La finalità che guida questa prima edizione è quella di fornire gli strumenti teorici e operativi utili alla formazione di figure professionali in grado di integrare gli aspetti gestionali ed economici con quelli clinico assistenziali e delle diverse medicine, nonché con quello relazionale. Particolare attenzione sarà dedicata all’analisi dell’inclusione delle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali nei sistemi sanitari e per la salute. Saranno inoltre forniti strumenti di analisi quantitativa e qualitativa legati ai temi della salute, finalizzatialla progettazione e alla valutazione dei sistemi per la salute, a livello regionale nazionale e internazionale, nonché allo studio delle disuguaglianze di salute, nei diversi sistemi di cura e di ricerca. Il Master conferirà competenze volte ad affrontare il tema della salute, della medicina centrata sulla persona, delle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali, i sistemi di salute su base antropologica attraverso una panoramica dei modelli di salute e del loro impatto sul welfare. Il master si rivolge a quanti intendono accrescere professionalità e competenze per migliorare la gestione delle aziende sanitarie, dei presidi veterinari del servizio sanitario, delle Aziende Ospedaliere, degli Istituti di cura, dei centri di benessere, in linea con la nuova domanda di cura. Il master intende formare manager, decisori, operatori che progettino un modello di salute centrata sulla persona, per una medicina sostenibile, trasparente e onesta al fianco di ogni singolo cittadino, di unità operative, nonché delle unità epidemiologiche e di ricerca. Il master quindi, intende formare un manager che progetti un modello di sanità accanto al cittadino, promuovendo il miglioramento dei sistemi di gestione per l’efficienza sanitaria, attraverso saperi di salute altamente farmacoeconomici, educazione alla salutogenesi, riconoscimento legislativo, informazione e rapporti con i media, consenso informato per una libera scelta dei percorsi di salute, farmacoeconomia e integrazione sul territorio per i problemi dell’equilibrio sostenibile, criteri di qualità, sicurezza ed efficacia delle terapie e dei farmaci dei vari Sistemi di Salute e Medicine Tradizionali rappresentati. Il Master è finalizzato all’acquisizione delle capacità di gestione per il supporto alle decisioni organizzative fornendo gli strumenti per lo sviluppo di competenze di tipo manageriale nei ruoli chiave della pianificazione, programmazione, controllo e valutazione all’interno della complessa gestione dei servizi sanitari e di cura, nonché di ricerca.

DestinatariIl master si rivolge a:

  • medici, odontoiatri, veterinari, biologi, farmacisti;
  • amministratori, dirigenti e manager;
  • laureati in scienze umane e sociali;
  • operatori delle Aziende Sanitarie Locali, delle Aziende Ospedaliere, di strutture ospedaliere con reparti di benessere;
  • IRCCS, Fondazioni e hospices, centri di cure Palliative;
  • operatori dell’area sanitaria dei servizi sociali degli Enti Locali e del Terzo Settore e delle Strutture Private e/o Accreditate;
  • Amministrativi; Funzionari Regionali;
  • dottori di ricerca e ricercatori universitari;
  • ricercatori di enti privati e pubblici;
  • operatori degli osservatori;
  • cittadini in possesso dei requisiti richiesti.

Possono inoltre partecipare coloro che sono in possesso di titolo di studio straniero purché equipollente ad uno dei predetti titoli da parte di un’autorità accademica italiana.

Sbocchi professionali : La figura del Manager dei “Sistemi Sanitari, delle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali” con competenze interdisciplinari è finalizzata all’inserimento lavorativo all’interno del Sistema Sanitario e del più ampio contesto del Sistema per la Salute, in posizione di vertice nell’organizzazione e nella gestione delle diverse tipologie di strutture che si occupano di salute, dalla direzione di unità operative complesse (ospedaliere e/o territoriali), al coordinamento o consulenza all’interno di istituzioni pubbliche, private, di terzo settore, come assessorati regionali, agenzie regionali per la sanità e i servizi socio-sanitari, ministero, cliniche, imprese farmaceutiche, Imprese di servizi o fornitrici per le aziende sanitarie, società di consulenza, osservatori epidemiologici, centri di ricerca, hospice, strutture che si occupano di benessere, di ricerca sui sistemi sanitari e sulle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali, nonché le Università.

Struttura e programma: Il Master è strutturato in 1.500 ore di attività formative e professionalizzante suddivisa in lezioni, stage, studio guidato e studio autonomo.
Stage: Completano la formazione gli stages e i project work, che permettono ai singoli corsisti di sviluppare le specifiche abilità e competenze richieste per il profilo di carriera.

Il Master prevede l’obbligo dei partecipanti all’attività di stage per un periodo di 400 ore presso una struttura sanitaria pubblica o privata che può essere individuata dall’allievo o attraverso il servizio di placement garantito dall’organizzazione del Master. Lo stage permette ai partecipanti di sperimentare e consolidare le competenze e le conoscenze specifiche acquisite nel corso della formazione d’aula del Master. Durante il periodo di stage i partecipanti possono sviluppare i propri project work grazie alla presenza di un tutor aziendale e del tutor universitario.