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Medico Veterinario Omeopata

Cavalli al pascolo: vantaggi, problematiche e sostenibilità – Dott.ssa Carla De Benedicitis

cavallo-al-pascoloIl pascolo per il cavallo è una soluzione salutare che consente stare all’ aria aperta, di fare esercizio, di migliorare il benessere e che può diminuire notevolmente la spesa per l’alimentazione.
Per fornire al cavallo un ambiente meno restrittivo e innaturale del box e per ridurre le spese, ora si usa molto dividere i terreni in tanti piccoli appezzamenti chiamati paddock ,forniti di capannine , acqua e divisi tra di loro da recinzione elettrificata .
Quelli che erano prati o pascoli, senza un’ opportuna gestione, diventano in breve tempo terreni desertificati e pieni di piante infestanti.
Spesso si tengono più cavalli di quanto un terreno ne consenta, creando il fenomeno del sovrapascolamento, il calpestìo continuo compatta il terreno, lo rende impermeabile all’acqua per cui diventa fangoso d’inverno e polveroso d’estate, con sviluppo di patologie correlate.
Il motivo per cui i pascoli su cui soggiornano i cavalli sono soggetti a impoverimento sono molteplici. Il cavallo ha la fama di essere un pessimo pascolatore . La conformazione del suo piede con un unico dito e la presenza di incisivi sia superiori che inferiori , danneggiano il colletto della pianta e l’apparato radicale perché calpestano e strappano a raso terra , il modo di pascolare a “spot” , un po’ qua e un po’ là, non consente di sfruttare al massimo le superfici. Considerando poi che il cavallo non mangia più intorno alla zona dove ha sporcato, anche se le feci vengono rimosse, riduce ulteriormente sia la ricrescita delle essenze erbacee sia la zona di pascolo, a favore di piante meno appetibili e infestanti. Quando non c’è più niente da mangiare, vengono attaccati gli alberi e le staccionate, a meno che non si fornisca fieno.
Il pascolo, se ben gestito, non solo permette un notevole risparmio sull’alimentazione, ma soddisfa i bisogni etologici e comportamentali del cavallo, con notevole incremento della sua capacità produttiva in termini di qualità del lavoro.
L’errore che si commette di frequente, è tenere più animali di quanti una superficie possa sopportare. In breve si procura un inquinamento ambientale perché il carico di azoto derivante dalle deiezioni viene assorbito dal terreno e più in profondità

dalle falde acquifere. In questo modo si selezionano alcune specie erbacee non commestibili più resistenti, rispetto ad altre edibili danneggiate dal sovrapascolamento , con perdita di fertilità del terreno. Sulla superficie e in profondità della terra, anche se noi non li vediamo, esistono una miriadi di animaletti che contribuiscono alla sua sopravvivenza, e di questi insetti si nutrono gli uccelli e i piccoli mammiferi terricoli di cui si nutrono i predatori più grandi, in poche parole, se si disertifica la terra, si uccide la biodiversità* .

In questi ultimi anni molta attenzione è riposta sui temi della socialità del cavallo per incrementarne il benessere psico-fisico, sempre più strutture si organizzano per tenere i cavalli in gruppi, con gestione naturale, paddock paradise e metodo barefoot ( scalzo).

Poca attenzione invece è data ai benefici dell’alimentazione fresca pascolata che fornisce energia, mantiene l’intestino in continuo movimento prevenendo le coliche, fornisce un equilibrato apporto di carboidrati e proteine, mantiene l’animale occupato per molte ore evitando l’insorgenza di problemi comportamentali dovuti alla noia, diminuisce l’integrazione con mangimi e pellettati.

Inoltre col pascolamento il cavallo evita di ingerire sabbia, terra e inalare polvere situazione che accade quando viene lasciato il foraggio per terra.

L’impatto ambientale dovuto all’inquinamento dei terreni è aumentato per l’uso improprio di antiparassitari, i vermifughi, somministrati erroneamente in modo preventivo ,che vengono escreti con le feci in forma ancora attiva. Questi prodotti ,tutti a base di Avermectine, sono estremamente tossici per l’ambiente in quanto si legano al terreno e uccidono la microfauna responsabile della fertilità della terra. Attraverso l’apparato radicale i farmaci passano nelle piante e negli ortaggi , (chi pensa di concimare l’orto con lo stabbio di cavallo deve assicurarsi che non abbiano assunto medicine), e hanno una persistenza lunghissima nell’ambiente, si parla di molti anni. Una delle vittime eccellenti di questi farmaci è il lombrico, ma è nociva anche per molti insetti e pesci di acque dolci che sono soggetti a mutazioni genetiche.

Si evince che una gestione tradizionale e intensiva dei cavalli al pascolo può essere causa di inquinamento e forte riduzione di biodiversità.

*La coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali che crea un equilibrio

grazie alle loro reciproche relazioni.

Cosa si può fare allora?

L’evoluzione verso una gestione che tenga in equilibrio uomo-animale-ambiente è insita nel concetto di agroecologia. La gestione agroecologica è un vero e proprio sistema di produzione dove il controllo umano è di fondamentale importanza. Spesso si ha la percezione erronea che il ritorno alla natura sia lasciare l’ambiente a sé stesso e gli animali liberi di fare quello che vogliono. Questo è il modo migliore per rovinare un ambiente, perché dove c’è interazione uomo-animale, anche se si possiede un cavallo solo, quell’ambiente sarà molto delicato da gestire, per evitare danni irreversibili alle piante, al sottobosco, al cotico erboso, alla fauna terricola e selvatica e inquinamento delle falde acquifere.

La pratica agroecologica è molto sofisticata e più impegnativa dal punto di vista organizzativo rispetto a quella tradizionale intensiva, perché richiede studio, approfondimento , grande capacità di osservazione e collaborazione tra le varie figure professionali.

Per non rovinare un pascolo bisogna prevedere delle rotazioni e turnazioni. Le rotazioni prevedono un utilizzo del pascolo alternato con altre specie, esempio pecore o bovini, oppure a colture erbacee.

La turnazione è il tempo di sosta in un pascolo di un certo numero di animali.

Nella turnazione dei pascoli si deve tener conto del tempo di permanenza in base al carico animale, alla qualità delle specie erbacee presenti e alla stagione . Il cavallo non può pascolare tutto il giorno come i ruminanti, specialmente in primavera, a causa del suo sistema digestivo che non sopporta grandi fermentazioni, che sono causa di laminite.

La turnazione ha anche il vantaggio sia di permettere la ricrescita delle essenze erbacee e del controllo delle piante infestanti ma anche di mantenere bassa la carica parassitaria, in quanto se le uova schiudono, non trovano l’ospite sensibile. Si può ridurre l’uso di antiparassitari effettuando un monitoraggio dei parassiti e intervenire con antiparassitari mirati che hanno un minor impatto ambientale evitando le molecole a largo spettro, come le Avermectine.

L’uso dell’omeopatia come metodo di cura delle comuni malattie e delle parassitosi, è parte integrante del modello agro-ecologico. I rimedi omeopatici sono sostanze che non lasciano residui nell’ambiente e negli animali, hanno un costo basso e

possono essere somministrate nell’acqua da bere o singolarmente, senza stressare l’animale.

Per attuare un sistema agro-ecologico c’è bisogno di molte figure professionali che interagiscono, come il veterinario esperto in agro-ecologia, l’agronomo, l’allevatore e il personale addetto.

Se si parla di piccole realtà con pochi cavalli, un veterinario esperto in materia può dare avvio al sistema e monitorarlo.

Non dimentichiamoci che, sebbene il cavallo venga usato come animale sportivo, il modo in cui viene gestito nei grandi e piccoli circoli ippici, rientra a pieno titolo nel modello di allevamento intensivo al pari di quello bovino, suino e avicolo, perché rispecchia il concetto di un numero elevato di animali in piccoli spazi, con ricadute sul benessere e sull’ambiente. Anche la persona, adulto o bambino che impara, viene molto condizionata dal sistema intensivo di gestione del cavallo, spesso basato solo sul concetto di uso senza preoccuparsi delle ricadute etiche, di benessere ed ambientali.

L’agroecologia, è un modello sperimentato con successo su specie da reddito e applicabile nel cavallo con opportuni adeguamenti e accorgimenti.

Dr. Carla De Benedictis
Medico Veterinario
Diplomato in Omeopatia e Agopuntura Rocca di Papa (Roma)

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  2. De Benedictis C., Pisseri F., Venezia P., Con vivere, l’allevamento del futuro, Macro Edizioni, 2015
  3. De Benedictis C. “Problemi comportamentali nel cavallo” Atti congresso di Omeopatia Veterinaria Verona

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  4. De Benedictis C., Inquinamento da farmaci “ Il Granulo- anno VI n 15 Primavera 2011
  5. De Benedictis C., Emergenza farmacoresistenza “ Il Granulo- anno VI n 16 Estate 2011
  6. De Benedictis C., “ Animal machine” , Le tecnopatie nel cavallo :Atti del convegno S.I.O.V. Società

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Relazione del Dott. David Bettio al Simposio Sulle Medicine Complementari al Senato della Repubblica

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Illustri Sig.ri Senatori, illustri Partecipanti, sono un rappresentante della professione veterinaria che da anni utilizza l’omeopatia per la cura degli animali.

Oggi l’utilizzo delle medicine complementari (CAM) è una presenza consolidata all’interno della cultura convenzionale.

La Medicina Omeopatica è tra le medicine non convenzionali quella che gode dei maggiori consensi, sia dal mondo scientifico, sia delle persone che decidono di curare i propri animali con questo metodo.

Se a questo aggiungiamo le dichiarazione dell’OMS rispetto all’ impiego dell’Omeopatia per arginare problematiche quali la farmacoresistenza, si intuisce quale sia importanza che essa assume nel campo della medicina veterinaria.

Inoltre se pensate che ogni prodotto di origine animale che arriva sulle nostre tavole viene sottoposto al rigoroso controllo di veterinari competenti capite a centralità che la nostra professione ha per la salute pubblica.

Dal dopo guerra in poi le esigenze produttive sono enormemente cambiate, le necessità e le abitudini alimentari delle persone sono sensibilmente modificate. La medicina veterinaria si è sviluppata per far fronte alla richiesta di nuove esigenze e ha contribuito al progresso della scienza medica che negli ultimi 100 anni ha dato un grande contributo alla salute pubblica.

Ma ora, mai come prima, ci si confronta con le conseguenze gli effetti delle esternalità indotte da un certo tipo di progresso.

In ambito veterinario ora ci si confronta con 5 emergenze serie:

  1. Sicurezza alimentare;

  2. Farmaco resistenza;

  3. Sanità e benessere animale;

  4. Impatto ambientale;

  5. Sprechi alimentari

Tutte problematiche che investono la salute pubblica e la salute del pianeta.

Per quanto riguarda la farmacoresistenza e in particolare quella relativa agli antibiotici, largamente utilizzati sia nelle cura che nella prevenzione di affezioni patologiche degli animali di allevamento e degli animali domestici, il farmaco omeopatico si pone quale alternativa imprescindibile e come terapia di prima scelta al fine di garantire la salute e il benessere animale. Ciò contribuisce alla razionalizzazione e alla riduzione dell’uso di molecole di sintesi, come già indicato dall’OMS in una ottica di tutela dell’ambiente e della salute pubblica a partire dalla legislazione sul biologico

Infatti le produzioni biologiche dovrebbero essere un punto di partenza per arrivare processi virtuosi nel senso della salute sia delle persone che degli animali e del pianeta . Le modalità produttive che sono suggerite dalla scienza moderna e sostenute da scelte politiche ora stanno mostrando le loro criticità in modo drammatico.

Già l OMS e i vari protocolli di Kyoto prima e di Porto Alegre poi, passando per Seattle hanno dato indicazioni chiare della situazione planetaria . Il biologico, le produzioni biologiche (organic farming) dovrebbero essere un punto di partenza imprescindibile e non una mera scelta merceologica per consumatori esigenti.

Il peso delle esternalità negative (tra cui AMR ma non solo) dell’allevamento intensivo andrebbe analizzato in senso sistemico, valutando i costi reali di un tale approccio produttivo, soprattutto in senso sanitario.

Sistemi agro-ecologici andrebbero implementati insieme al recupero del territorio e al controllo del dissesto idrogeologico che ne è direttamente correlato. La ricerca in questi settori dovrebbe essere promossa e sostenuta, a partire dalle Università e istituzioni preposte, in una prospettiva di sviluppo e sostenibilità.

Il ruolo delle MNCV e in particolar modo dell’omeopatia si inserisce a pieno diritto nella prevenzione primaria, nel welfare (benessere ) animale e nella cura degli animali, in campi di particolare interesse come ad esempio quello degli animali da reddito. Infatti le tecnopatie provocate da un allevamento intensivo influiscono negativamente sulla salute degli animali dovuta alla necessità di notevoli interventi terapeutici con ricadute sulla sicurezza degli alimenti, e sull’ l’impatto che i residui hanno nell’ambiente. La rimozione degli ostacoli alla guarigione è un prerequisito epistemologico del paradigma omeopatico che coincide con l’orientamento moderno dei regolamenti sanitari in materia di biosicurezza negli allevamenti, luoghi nei quali è più forte la criticità sanitaria.

L’utilizzo dell’omeopatia in veterinaria appare consono con le specifiche Direttive Comunitarie relative alla zootecnia biologica (Documento 391R2092, Documento 399R1804, Regolamento CE 2092/91, Regolamento CE 1804/99 , Regolamento CE 834/2007) che prevedono l’impiego delle MNC sia a scopi terapeutici, sia a scopi profilattici, così da garantire le scelte e la salute dei consumatori.

Ora, la normativa sul Farmaco Veterinario è attualmente in revisione in ambito Europeo. Esistono già innumerevoli proposte coordinate a livello internazionale per far fronte all’adeguamento legislativo in relazione alle caratteristiche peculiari del farmaco omeopatico utilizzato in medicina veterinaria.

La professione già da anni ha fatto fronte alle inadempienze della politica e all’ostracismo di una parte della scienza, per non parlare della mancanza di fondi, rimodellando il codice deontologico. Si è fatta carico delle competenze dei professionisti che esercitano l’ omeopatia veterinaria per assicurare una adeguata professionalità attraverso l’art.35 del Codice deontologico che sancisce l’omeopatia come atto medico e si è dotata di linee guida rigorose per i requisiti formativi. Società scientifiche adottano standard condivisi a livello mondiale per la formazione e didattica post universitaria.

Ora toccherebbe proprio alla politica fare le sua parte fondamentale per non perseverare nell’ inadempienza di una regolamentazione dell’esercizio dell’omeopatia in veterinaria, alla luce delle problematiche sanitarie appena esposte e per una integrazione dei saperi come auspicato da vari documenti sottoscritti dalle federazioni dei veterinari e dei medici.

Per ciò che concerne attuazione di normative sulla formazione, ora la patata bollente è stata scaricata alle Regioni attraverso la Consulta Stato-Regioni , dove ogni compagine territoriale dovrà partorire il suo documento relativo alla regolamentazione delle MNCV.

Essendo noi professionisti i principali interessati affinchè che il processo abbia finalmente degli sviluppi positivi, vigileremo costantemente l’iter legislativo in modo tale che trovi la sua attuazione nel modo più adeguato alle esigenze dell’utilizzo dell’omeopatia, alla luce delle emergenze sanitarie, ambientali e di sicurezza alimentare che dovrebbero trovare nelle MNCV una risorsa per la affrontare queste drammatiche problematiche.

Dr. David Bettio – Presidente SIOV

Simposio Nazionale al Senato della Repubblica sulle Medicine non Convenzionali

1Grazie allo sviluppo della multidisciplinarietà, oggi le Scienze esatte stanno convergendo sempre più tra loro cooperando insieme in molti campi del sapere. Nel mondo della Medicina, invece, pare di assistere ad una evoluzione opposta: la Medicina Farmacologica Convenzionale prende sempre più le distanze dalle cosiddette “Medicine Complementari” (MC) ritenendosi aprioristicamente unica depositaria del metodo scienti co e della conoscenza. In contrapposizione a questo processo, le MC stanno scoprendo ciò che le unisce. Infatti, la Medicina Omeopatica, la Medicina Antroposo ca e l’Omotossicologia, che sono tra le più diffuse MC, hanno capito che con l’integrazione delle conoscenze e dei trattamenti si ottiene un effetto sinergico a tutto vantaggio del malato e ad arricchimento e sviluppo dell’unica Medicina. Questo vale anche per la Fitoterapia, che a differenza di quanto accade nella maggior parte degli Stati Europei nei quali è Medicina Convenzionale, in Italia è considerata MC, nonostante utilizzi un approccio diagnostico terapeutico di tipo farmacologico. Infatti, la Medicina è una e noi abbiamo bisogno di pensare in modo nuovo alla Medicina e all’Uomo, perché il cammino della conoscenza è in continua evoluzione e l’attuale modello riduzionista non è più adeguato. La complessità della società attuale, la gravità dell’inquinamento globale, la perdita di qualità e di salubrità di cibo, aria, acqua e suolo e le tensioni multifattoriali a cui è sottoposto l’Uomo d’oggi sono i principali agenti eziologici delle patologie moderne, alle quali il trattamento farmacologico cronicizzato non sembra fornire un’adeguata risposta. Ne consegue che, specialmente nell’ambito delle patologie cronico-degenerative, tocchiamo con mano che abbiamo bisogno di un approccio terapeutico personalizzato e integrato, dove l’Uomo è considerato e curato con grande rispetto e attenzione nella sua singolarità e dove il medico abbia le conoscenze suf cienti per scegliere per ogni paziente i trattamenti più adeguati e li integri sapientemente sfruttando la sinergia che ognuno di essi può dare. La Medicina è una nonostante sia costituita da una molteplicità di approcci terapeutici, come la persona è una nonostante sia costituita da molti tessuti, mai autonomi e sempre interconnessi. In questo nuovo paradigma, nessun approccio terapeutico convenzionale o complementare, vecchio o nuovo, olistico o specialistico ha una preminenza sugli altri, come i tessuti del nostro corpo sono tutti ugualmente utili e importanti, anche se alcuni sembrano svolgere un ruolo primario, che però sappiamo scadere rapidamente senza il sostegno incessante dei tessuti solo apparentemente secondari. In questa Medicina Unica, perché Integrata, ogni approccio sostiene gli altri, li completa e li potenzia, e non esistono esclusioni preconcette, perché ogni paziente sarà sempre nuovo e nello stesso tempo misterioso per il suo terapeuta, necessitando pertanto di trattamenti personalizzati e quindi sempre diversi e sempre più integrati. Noi crediamo che sia questa la Medicina del Futuro, una Medicina che può crescere e raccogliere le s de dell’oggi e del domani perché accoglie i saperi di tutti.
Una Medicina per la quale già lavoriamo da tempo nel presente e per la quale servono medici nuo- vi, aperti a nuove conoscenze e a nuovi stupori, ma per la quale servono pure direttive unitarie che superino sia le differenze didattiche universitarie sia quelle legislative regionali e che rinnovino sia la Facoltà di Medicina sia il nostro Servizio Sanitario Nazionale. La Salutogenesi è la disciplina che ricerca, al ne di promuoverle, le cause della salute e lo fa servendosi anche della Prevenzione, che è l’insegnamento ad agire riconoscendo i pericoli per la salute, migliorando le proprie difese naturali e crescendo in conoscenza e in consapevolezza di sé. Fino ad oggi la Medicina Convenzionale si è specializzata nell’indagare le cause ultime delle malattie, senza parimenti approfondire le cause prime e lo stato di salute. Oggi sappiamo che la salute è un’interazione dinamica tra fattori interni ed esterni aggressivi e fattori interni ed esterni protettivi. Oggi sappiamo anche che la salute viene mantenuta grazie alle continue accettazione e superamento quo- tidiano delle dif coltà e minacce utilizzando le risorse generali speci che e aspeci che di resistenza e sopravvivenza che ognuno ha e che il terapeuta ha il dovere di potenziare e stimolare. In questo contesto, le MC incarnano questo concetto di Salutogenesi per la loro capacità di agire sul terreno psico- fisico dell’individuo, sano o malato, sia potenziando le capacità reattive, sia riequilibrando le debolezze costituzionali. Infatti, le MC hanno la peculiarità di curare la persona, non il sintomo/malattia (fatta eccezione per la Fitoterapia che a tutt’oggi è utilizzata soprattutto con precise indicazioni cliniche uf ciali). Le MC aiutano a recuperare un equilibrio, quindi l’identità di tutto l’individuo, non di una sua parte, organo o funzione e sappiamo che l’equilibrio mantiene alta la soglia di suscettibilità alle noxae patogene. Oltre che a livello umano, un tale approccio, sia terapeutico che preventivo, è palesemente auspicabile pure in ambito veterinario, specie in campi come quello degli animali da reddito, per le ripercussioni che avrà, a livello diretto e indiretto, sull’Uomo e sull’ambiente .
Infatti, le tecnopatie provocate da un allevamento intensivo in uiscono negativamente sulla salute degli animali per la necessità di notevoli interventi terapeutici che alterano la sicurezza degli alimenti e per l’impatto che i residui hanno sull’ambiente e di conseguenza sull’uomo stesso. La rimozione degli ostacoli alla guarigione degli animali è un prerequisito epistemologico del paradigma omeopatico che coincide con l’orientamento moderno dei regolamenti sanitari in materia di biosicurezza negli allevamenti, luoghi nei quali è più forte la criticità sanitaria. L’utilizzo dell’Omeopatia in veterinaria appare consono con le speci che Direttive Comunitarie relative alla zootecnia biologica (Documento 391R2092, Documento 399R1804, Regolamento CE 2092/91, Regolamento CE 1804/99, Regola
mento CE 834/2007) che prevedono l’impiego delle MC sia a scopi terapeutici, sia a scopi pro lattici, così da garantire le scelte e la salute dei consumatori.

 

Programma del 7° Congresso Nazionale SIOV. Bologna, 29-30 Ottobre 2016

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PROGRAMMA DEL CONGRESSO

Sabato 29 Ottobre mattina

9.30: Registrazione partecipanti e saluto del Presidente.

10.00: Il gatto di Schrödinger: la valorizzazione repertoriale della prima interazione medico – paziente. – Dott. Andrea Sergiampietri

10.45: Edy e l’autodeplumazione – un caso clinico – Dott.ssa Cinzia Ciarmatori

11.30 Coffee break

12.00: Eliminare le cause di malattia: approccio nutrizionale e omeopatico all’epilessia del cane e del gatto – Dott.ssa Maria Mayer

12.45: Discussione relativa ai lavori del mattino

13.30: Pranzo

Sabato 29 Ottobre pomeriggio

14.30: Carta etica SIOV. Stato dell’arte, proposte future – Dott. Alessandro Battigelli e Dott. David Satanassi

15.30: Nuoto anche se non dovrei – Dott.ssa Nicoletta Messina

16.15: Coffee break

16.45: Quando diventiamo il nostro peggior nemico – Dott.ssa Silia Marucelli

17.30: La microimunoterapia dell’infezione da papillomavirus orale canino (COPV): un case report – Dr. Pino Todaro.

18.00: Carta etica SIOV – Dott. Alessandro Battigelli

18.20: Discussione e Termine dei lavori

18.30: Assemblea dei Soci SIOV.

21.00: CENA DI GALA

Domenica 30 Ottobre mattina

9.30: Evoluzione della VI e VII osservazione prognostica: l’aggiunta del quadro mentale al quadro fisico di Kent – Dott. Andrea Brancalion

10.15: L’analisi repertoriale dei sintomi nelle patologie acute e nelle patologie croniche – Dott.ssa Cristina Stocchino

11.00: Coffee break

11.30: Recitare a soggetto: comportamenti prescrittivi diversi in accordo a scenari diversi – Dott.ssa Barbara Rigamonti

12.15: Discussione relativa ai lavori del mattino.

13.00: Pranzo

Domenica 30 Ottobre pomeriggio

14.30: Famiglia botanica Myrtaceae: possibili applicazioni terapeutiche in Medicina Veterinaria – Dott.ssa Laura Marino

15.15: Patologie condizionate (in allevamenti di bovine da latte) ed espressione dell’energia vitale – Dott. Lorenzo Rossi

16.00: Coffee Break

17.15: Il linguaggio del malato oncologico e palliazione omeopatica – Dott. Roberto Orsi

18.00: Termine dei lavori

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Informazioni generali

SCHEDA DI ISCRIZIONE AL CONGRESSO:  Scheda iscrizione BOLOGNA_2016

Sede: Hotel Novotel Bologna Fiera, in via Michelino 73 – 40127 Bologna

Data: 29-30 Ottobre 2016, Bologna (Italia)

Quote:  □ Iscritti SIOV 150€. □ Non iscritti SIOV 200€. □ Iscritti Ordine Veterinari di Bologna 150€. □ Studenti soci 60€. □ Studenti non soci 90€. 

N.B. La quota Congressuale comprende i Break e il materiale didattico 

*I costi sono comprensivi di IVA.

CENA DI GALA: Sabato 29 Ottobre ore 21,00 – Ristorante Novotel □ 35 € (menù vegetariano)

Per informazioni: segreteria.siov@gmail.com , tel 0521.1744964

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in collaborazione con

CEMON

BOIRON

HMS SRL

APA-BIO

GREENVET

FARMACIA ASSAROTTI

VEGETAL PROGRESS