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Medico Veterinario Omeopata

FederBio sul batterio E.coli: clicca qui per ulteriori informazioni

(Fonte: FederBio – leggi l’articolo originale >>)

In riferimento all’epidemia da E.coli che sta colpendo principalmente la Germania  e che vede sospettata la produzione di germogli di soia dell’azienda orticola tedesca Gaertnerhof Bienenbuettel, FederBio, Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica,  vuole sottolineare che i fattori di rischio interessati sono con ogni probabilità esterni a quanto prevede il metodo di coltivazione biologica.

Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio sottolinea: “Sulla base delle ultime dichiarazioni delle autorità tedesche dalle quali emerge che i germogli prodotti dell’azienda orticola tedesca – accusati e poi scagionati non più tardi di due giorni fa- parrebbero tra i responsabili dell’epidemia da batterio E.coli vorrei chiarire alcuni aspetti relativi alla produzione biologica. L’azienda tedesca in questione per sua scelta vegetariana non alleva animali e non utilizza prodotti di origine animale e è presente sul mercato da più di 20 anni con i suoi prodotti biologici, testimoniando con ciò che l’eventuale conferma della contaminazione non può essere imputata alle tecniche di coltivazione biologica ma, più probabilmente, a fattori accidentali e esterni come l’acqua o il personale addetto. Più in generale i criteri impiegati per la coltivazione di prodotti biologici sono estranei a questo genere di problematiche, che possono invece provenire da agenti esterni, che nulla hanno a che vedere con le norme di produzione biologica e la relativa certificazione. Del resto questo spiega come mai l’epidemia è localizzata in un territorio ben definito, pare interessare un prodotto che non viene coltivato nel terreno e non si è mai verificata prima, nemmeno per l’utilizzo di prodotti coltivati o di origine animale. In ogni caso i consumatori italiani possono stare tranquilli perché questo genere di prodotti non vengono importati nel nostro Paese e tutte le analisi effettuate fino a ora sui prodotti analoghi di produzione italiana hanno dato esisto negativo per quanto ci è dato di sapere”.

Per ulteriori approfondimenti:

 

Documenti

Fonti d’interesse

Lettera aperta al Prof. Garattini dai Veterinari Omeopati

Gentile Dr. Garattini,

ci associamo a quanto detto da Andrea Ferrante, Presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (Aiab): non è corretto ed è alquanto fuori luogo generalizzare e criminalizzare in questi termini un intero settore.

L’agrozootecnia biologica è la naturale evoluzione del sistema attuale di produzione convenzionale che ha avuto ed ha un grande impatto sulla salute del cittadino; infatti è ormai certo che il massivo utilizzo di antibiotici favorisca pericolose forme di farmacoresistenza in batteri patogeni (allarme dell’OMS Europa lanciato in occasione della Giornata Mondiale della Salute –Roma- e relativo documento AISA su antibiotico resistenza), e che molti farmaci utilizzati in zootecnia abbiano un forte impatto ambientale.

La preghiamo inoltre di usare le giuste parole riguardo ai sistemi di produzione “chimica” che non possono essere chiamati tradizionali in quanto nulla hanno a che vedere con la storia e la tradizione italiana; il termine corretto è convenzionale; le parole sono importanti, soprattutto in questi tempi in cui il travisamento del linguaggio è diventato un preciso strumento di manipolazione dell’informazione. La contrapposizione che lei fa è quindi scorretta in partenza;  non c’è contrapposizione tra  produzione biologica e produzione tradizionale, che invece è sicuramente molto vicina al biologico e da cui il biologico trae in parte inspirazione, bensì tra produzione biologica e produzione convenzionale (chimica).

Interessante il punto di vista della Dottoressa Ferri. “Bisognerebbe che i veterinari mettessero piede nel settore dell’agricoltura biologica” è stata la dichiarazione esplicita del Direttore Generale della
Sanità Animale e del Farmaco Veterinario, Gaetana Ferri, durante una video intervista con la FNOVI sull’apicoltura  (a proposito di una filiera alimentare fra le più propagandate come “naturale e biologica”!), area professionale di cui la veterinaria si sta riappropriando dopo anni di carenze formative, sanitarie e assenza di titolarità professionale.
Concordiamo sul fatto che il ruolo del veterinario in aziende biologiche non sia ben definito. Fino ad oggi la preparazione professionale si è basata solo su studi extra universitari che il veterinario dedito alle produzioni biologiche decide di seguire spinto dalla propria coscienza e dalla voglia di adeguare le proprie competenze all’agrozootecnia biologica, in accordo peraltro con la legislazione europea che indica come primo intervento terapeutico, ad esempio, l’impiego dell’omeopatia e/o della fitoterapia.

Le Facoltà Italiane di Medicina Veterinaria si stanno lentamente adeguando, anche se non ancora in maniera sistematica, al sistema di produzione biologico; tra queste, negli anni scorsi, la Facoltà di Bologna.
Le competenze ed i risultati sul territorio nazionale sono presenti ed evidenti anche se, al momento,  sono a carico di pochi  e volenterosi colleghi; è auspicabile che queste competenze tecniche e professionali  rientrino regolarmente nella formazione dei nostri futuri colleghi.

Siamo quindi totalmente d’accordo sul fatto che il veterinario “biologico” debba essere formato diversamente e con competenza a partire dalla base; tale formazione deve avere il supporto delle Facoltà e formatori debbono essere quei colleghi che da decenni praticano e lavorano nelle aziende biologiche, che hanno esperienza e conoscenza del settore  e delle mncv e che già lavorano nel rispetto dei parametri legislativi europei in materia.

Ricordiamo inoltre che le produzioni zootecniche biologiche sono seguite, al pari delle aziende convenzionali, con grande competenza dalle Asl e che sono soggette ad ulteriori  e specifici controlli derivati dalla legislazione relativa al biologico.

Ci opponiamo quindi in maniera decisa senza se e senza ma alle affermazioni generaliste che non fanno che alimentare nel cittadino timori infondati e confusione, auspicando che da un problema possa nascere una opportunità di crescita e che la competenza acquisita dalla medicina veterinaria nelle produzioni zootecniche biologiche venga infine riconosciuta e portata alla luce.

Saluti cari,

Pietro Venezia – Medico Veterinario Omeopata, Responsabile Dipartimento Zootecnia SIOV

Roberto Orsi – Medico Veterinario Omeopata, Segretario SIOV

David Bettio – Medico Veterinario Omeopata, Vice Presidente SIOV

Carla De Benedictis – Medico Veterinario Omeopata, Responsabile Dipartimento Equini SIOV

David Satanassi – Medico Veterinario Bioeticista

Maria Serafina Nuovo – Medico Veterinario Omeopata, Presidente SIOV

Francesca Pisseri – Medico Veterinario Omeopata, Scuola Cimi-Koinè

Barbara Rigamonti – Medico Veterinario Omeopata, Responsabile Dipartimento Didattica SIOV

Risposta di UMNCV al prof. Garattini sul Biologico

E’ davvero incredibile come di Medicine Non Convenzionali (MNC) e di produzioni alimentari biologiche si parli sempre in seguito a sollecitazioni di tipo negativo.

Da anni la Unione Medicina Non Convenzionale VeterinariaUMNCV sostiene la necessità di un serio confronto su queste discipline mediche e sulla Zootecnia Biologica, ma gli interlocutori, sia nell’ambito della categoria, che le altre Istituzioni sollecitate hanno sempre accuratamente evitato di intervenire su un argomento giudicato secondario o spinoso.

Le ultime esternazioni del Prof. Garattini mettono in evidenza quella modalità vetusta, rigida e riduzionista che ha portato ad intendere la medicina e le scienze come totalmente staccate dall’ecologia, dall’ambiente, dal βίος, dalla vita quam vivimus insieme al pianeta tutto.

Invece di evidenziare inverosimili coincidenze, il Prof. Garattini dovrebbe chiedersi come mai E. coli è incredibilmente diventato resistente a otto diverse classi di farmaci antibiotici e poi, improvvisamente, è apparso nella catena alimentare.

Seri confronti ed evidenze scientifiche già esistono, per chi vuole prenderle in considerazione, certo ulteriori studi sarebbero necessari, ma non si può tacere che essi non vengono attuati perché non portano introiti alle lobbies di potere.

L’attuale sistema produttivo bio – tecnologico, improntato principalmente a logiche simil – industriali di mercato, sembrava aver risolto i problemi di quantità delle produzioni alimentari ed ha risposto alla esorbitante domanda di distribuzione dei Paesi occidentali, ma gli obiettivi perseguiti hanno mostrato numerosi punti critici e le fallite aspettative. Le più recenti crisi alimentari, dalla BSE all’Influenza Aviare, l’elevato numero di problemi connessi alla contaminazione chimica degli alimenti, le frodi commerciali di un mercato poco vigilato e senza regole, hanno fatto emergere come sia fondamentale raccordare fra loro qualità, produttività, sicurezza ed ecologia. In particolare per  gli animali i problemi derivano dall’allevamento industriale che esalta tecnopatie, patologie condizionate, medicalizzazione, iatrogenesi, residui, inquinamento, trasformazione (riscaldamento globale).

Il degrado degli ecosistemi e gli imponenti rischi connessi hanno evidenziato in modo particolare il ruolo primario che il biologico assume nella preservazione della biodiversità: le fattorie che passano dagli attuali metodi di agricoltura a quelli biologici vedono in breve tempo l’aumento di biodiversità misurata come incremento del numero di specie presenti, dai batteri alle piante fino ai mammiferi e agli uccelli. I metodi di coltivazione naturali influiscono positivamente sulla biodiversità in tutte le tappe della catena alimentare e l’impiego di tecniche di coltivazione naturale si accompagna alla pratica dell’allevamento, diversificando così ulteriormente la presenza di habitat sui terreni agricoli che si arricchiscono di specie animali e vegetali.

Quindi le produzioni biologiche rappresentano non tanto un vezzo o una semplice richiesta di qualità da parte di consumatori esigenti, quanto piuttosto una maggiore consapevolezza sulle dinamiche socio – culturali, ambientali ed economiche del sistema produttivo di cui l’alimentazione è un fondamento imprescindibile e da cui dipende drammaticamente il grado di salute sociale. Gli operatori agro – zootecnici ed i consumatori, con crescente consapevolezza, hanno iniziato ad interrogarsi sulla valenza etica delle produzioni alimentari esasperate dallo sfruttamento ambientale ed animale, ma anche sulla qualità degli alimenti così ottenuti. Infine è utile ribadire un pensiero da sempre difeso dalla UMNCV: “naturale non è sinonimo di innocuo”, e questo sia nel dare il giusto significato alle discipline mediche non convenzionali ed agli eventuali prodotti impiegati nella terapia, sia nell’ambito delle produzioni biologiche che meritano gestione e controlli specifici!

Si parla tanto di sicurezza alimentare, persino l’Unione Europea si è dotata di un’apposita Authority, EFSA, che però opera esattamente con quei criteri di scientificità retriva ed inoffensiva per la lobby delle aziende alimentari. Se si prova ad inserire una serie di termini relativi al biologico (zootecnia biologica – agricoltura biologica – produzioni biologiche – etc) sul banner di ricerca di EFSA, la risposta è sempre la stessa: “Spiacenti, nessun elemento corrisponde ai criteri di ricerca impostati”. E questo in un continente, l’Europa, in cui il biologico è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni: il rapporto Biobank 2009  (www.biobank.it) fornisce dati confortanti e stimolanti riguardo all’andamento del mercato del biologico nel triennio 2006-2008; da indicazioni del panel ISMEA – NIELSEN l’andamento dei consumi di prodotto biologico  in Italia è pari a circa 350 milioni € / anno, mentre il valore complessivo delle vendite di prodotto biologici  in Europa risulta pari circa  a 1,5 – 2 miliardi di € / anno. Tale sviluppo è merito solo di coloro che si sono impegnati seriamente: agricoltori, allevatori, medici veterinari esperti delle MNC, dandosi regole, facendo ricerche sul campo e raccogliendo evidenze senza supporti economici o sponsorizzazioni lobbistiche.

Nell’ambito della categoria medico – veterinaria è da segnalare un ritardo inconcepibile da parte del Ministero che ha sempre disdegnato e sottovalutato l’argomento, nonostante le diverse sollecitazioni delle Società scientifiche di MNC in Veterinaria: è solo da Settembre 2010 che alcuni esponenti del Dipartimento della Veterinaria hanno iniziato timidamente ad esternare su questo argomento.

ANMVI dimentica che per  gli animali i problemi derivano dall’allevamento industriale che esalta tecnopatie, patologie condizionate, medicalizzazione, iatrogenesi, residui, inquinamento, trasformazione (riscaldamento globale) e individua come unico rimedio per questa zootecnia malata la figura del veterinario d’azienda, soggetto abbastanza anonimo ed ingranaggio di un meccanismo comunque perturbato e perverso, e dimentica di evidenziare che per “prestare particolare attenzione alle condizioni di stabulazione, alle pratiche zootecniche e alla densità degli animali” non basta essere medici veterinari, ma anche essere esperti del particolare settore biologico ed essere qualificati in MNC!!

Più volte la UMNCV ha sostenuto, inascoltata, che:

  • Le MNC vanno considerate quale strumento clinico per la cura degli animali in grado di contrastare intolleranze, effetti avversi da farmaci, farmacoresistenza;
  • Il significato e l’interpretazione dei dati di farmacovigilanza e sorveglianza rispetto all’uso delle MNC non sembrano minimamente interessare agli organi ufficiali preposti al controllo, nonostante il considerevole ruolo che le stesse svolgono in merito alla resistenza farmacologica, all’impatto ambientale, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti alimentari di origine animale;
  • Manca un confronto culturale e professionale serio e necessario per una interazione a favore del potenziamento dell’atto medico veterinario.

 

La UMNCV è disponibile a dar vita ad un tavolo di lavoro con FNOVI, Ministero, ANMVI e con tutte le componenti della Veterinaria; un tavolo che sia in grado di analizzare tutti gli aspetti del complesso problema e che sia in grado di strutturare una conoscenza condivisa e sistematica nel campo professionale, in quello della ricerca e della salute. Le MNC si pongono non come alternativa all’allopatia, ma come necessario completamento in un sistema clinico che, affiancando tra loro le diverse discipline mediche, potenzi l’atto medico finalizzato al raggiungimento del benessere, della salute animale, di quella umana e dell’ambiente.

Avermectine, ambiente e zootecnia biologica

Ivermectina

Avermectine, ambiente e zootecnia biologica  – a cura di Francesca Pisseri

Gli antiparassitari di sintesi ad ampio spettro vengono sovente somministrati agli animali da allevamento quali bovini, ovicaprini, suini, e ai cavalli in maniera routinaria, da 2 fino a 4-6 volte l’ anno. Anche nel cane è una pratica diffusa per il controllo di alcune parassitosi. Una classe di farmaci molto utilizzata è quella delle avermectine, antiparassitari ad amplissimo spettro, in grado di uccidere 85 specie diverse di parassiti dei mammiferi domestici, del pollame, dei pesci e delle piante. Le avermectine, escrete soprattutto con le feci degli animali sottoposti a trattamento, hanno una lunga persistenza nell’ambiente, valutata in diversi esperimenti da alcune settimane ad alcuni mesi. Per la loro natura lipofila e scarsamente volatile si legano soprattutto al suolo e alla materia organica, e alcune condizioni come il freddo e l’ anaerobiosi prolungano la loro persistenza. Vi sono scarsi dati circa la ecotossicità e la persistenza dei loro metaboliti (sono13 per la ivermectina). Sono nocive per moltissime specie di invertebrati, molto importanti per la conservazione e l’ equilibrio di ecosistemi sia acquatici che terrestri, appartenenti agli ordini: Dictyoptera, Anoplura, Homoptera, Thysanoptera, Coleoptera, Siphonaptera, Diptera, Lepidoptera e Hymenoptera, e per alcune specie di pesci. Gli insetti sono fondamentali in quanto partecipano al riciclo dei nutrienti, contribuiscono al mantenimento della sostanza organica del terreno e quindi della fertilità, sono fonte di cibo per vertebrati quali uccelli, anfibi, mammiferi. Le feci dei mammiferi, in particolare dei bovini, costituiscono un microhabitat per lo sviluppo di numerose specie di invertebrati. Un largo utilizzo delle avermectine tende quindi a far decrescere la biodiversità. La pratica routinaria è quella di effettuare trattamenti antiparassitari periodici nelle specie zootecniche e nel cavallo, soprattutto nel caso in cui i soggetti pascolino. Negli ultimi anni sono stati messi in evidenza fenomeni di farmacoresistenza da parte dei parassiti ai farmaci di sintesi. Nell’allevamento biologico il letame prodotto dagli animali viene utilizzato per fertilizzare i campi, quindi la somministrazione di molecole ecotossiche che raggiungano le escrezioni animali implica un impatto sull’ ambiente. La precedente normativa sul biologico (Reg. CEE n. 2092/91, Reg. CEE  1804/99) imponeva dei limiti al numero dei trattamenti antiparassitari, e al tipo di molecole da utilizzare, che dovevano essere caratterizzate da“ basso impatto ambientale, una rapida metabolizzazione, limitati effetti tossici e tempi di sospensione inferiori ai 10 giorni.”  L’ attuale Regolamento (Reg. CEE889/2008) toglie tali limiti all’utilizzo degli antiparassitari, tali farmaci vengono inoltre aggiunti alle eccezioni in base alle quali, se un animale subisce molti trattamenti, può comunque essere commercializzato come biologico.“Ad eccezione delle vaccinazioni, delle cure antiparassitarie e dei piani obbligatori di eradicazione, nel caso in cui un animale o un gruppo di animali sia sottoposto a più di tre cicli di trattamenti con medicinali veterinari allopatici ottenuti per sintesi chimica o antibiotici in 12 mesi …….. gli animali interessati o i prodotti da essi derivati non possono essere venduti come prodotti biologici e gli animali devono essere sottoposti ai periodi di conversione previsti all’articolo 38, paragrafo 1.” Vi sono molte pratiche, sia mediche che gestionali, utili a limitare le parassitosi negli allevamenti, come rotazione e turnazione dei pascoli, attenzione alla genetica e alla igiene dell’ allevamento, omeopatia e fitoterapia. Il trattamento farmacologico di sintesi deve essere mirato, e non routinario, l’opportunità del trattamento antiparassitario va valutata dal medico veterinario in relazione allo stato di salute degli animali, alla qualità e quantità di parassiti presenti (analisi parassitologiche di tipo quantitativo) utilizzando molecole a spettro limitato, meno ecotossiche rispetto a quelle ad ampio spettro.  In natura si instaura un equilibrio  tra ospite e parassita,e una bassa infestazione degli animali stimola meccanismi naturali di difesa, può essere controindicato sottoporre a trattamenti  animali continuamente esposti e reinfestioni, come gli animali che pascolano, ma conviene invece implementare pratiche gestionali di contenimento della carica parassitaria nei pascoli e pratiche mediche che supportino la naturale resistenza degli animali. Come si evince da alcuni studi i trattamenti omeopatici possono favorire un contenimento della carica parassitaria sotto la soglia di rischio sia zootecnico che sanitario.

 BIBLIOGRAFIA

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Comunicato stampa SIOV sulla trasmissione Le Iene – Mediaset

SIOV

Parma, 19 maggio 2011

 In relazione al servizio andato in onda Mercoledì 18 Maggio alle ore 22.00 nel contesto della trasmissione LE IENE, Canale Mediaset,

 la S.I.O.V.

intende prendere le distanze da comportamenti che non solo risultano fuori dalla legalità (abuso di professione) ma che sviliscono la figura professionale del veterinario esperto in omeopatia. L’abuso di professione non è mai condivisibile, in qualunque settore esso si verifichi ed indipendentemente dal fatto che venga applicata una metodica terapeutica o un’altra. Per quanto riguarda il fatto che la collega coinvolta nel servizio facesse uso di medicine cosiddette non convenzionali  (o complementari) e si definisse una “naturopata” occorre fare una doverosa precisazione: Il veterinario che studia ed applica l’omeopatia per la cura degli animali è prima di tutto un veterinario formato alla MEDICINA e che successivamente ha ottenuto una formazione in omeopatia, allargando così il proprio campo d’azione con lo scopo di migliorare le possibilità operative nel proprio settore di competenza. Occorre vigilare pertanto sulla qualità della formazione di coloro che si dichiarano esperti in omeopatia e questo si potrà ottenere solo con la creazione di corsi qualificati e di alta formazione, così  come indicato dalla direttiva FNOVI su suggerimento dell’UMNCV (Unione  Medicine Non Convenzionali Veterinarie).   Per meglio chiarire il pensiero condiviso all’interno della S.I.O.V. si allega il documento esplicativo riguardante la didattica.

Per SIOV

Dott.ssa Maria Serafina Nuovo – Presidente

Dott. David Bettio – Vice Presidente

Scarica gli allegati:

– (Didattica Generale SIOV_sett2010)

– (COMUNICATO STAMPA SIOV maggio2011_le iene.doc)