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Medico Veterinario Omeopata

CURARE I CANI CON L’OMEOPATIA, INTERVISTA DI DOGDELIVER A SIOV

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Oban è molto sensibile, super selettivo, super riservato e super insicuro e il suo fisico sembra voler assecondare la psiche: ha la codina corta, ha difficoltà con le zampe posteriori – probabilmente perchè la mamma l’ha estratto in modo in po’ troppo deciso al momento della nascita; quando aveva poco più di 1 anno abbiamo scoperto che aveva una colite autoimmune virulenta e quando aveva poco più di due anni gli hanno trovato una spondilosi vertebraleavanzata. In mezzo a tutto questo ha iniziato ad avere problemi comportamentali molto seri nei confronti degli altri cani.
Della colite che era un’emergenza si sono occupati i veterinari da cui andavamo anche con Eduard, per i problemi comportamentali ci siamo rivolti alla straordinaria Cinzia Stefanini, e per la spondilosi, per la quale la medicina tradizionale non ha risposte, non sapevamo da che parte sbatterci per cui non facevamo nulla ma era chiaro che bisognava trovare un aiuto.
Ci è stata suggerita l’omeopatia.
Nei confronti dell’omeopatia non avevamo preconcetti nè positivi nè negativi. Non ne sapevamo nulla, non avendola mai studiata nè usata e ci siamo avvicinati solo perchè ci hanno detto che poteva aiutare il peloso. Oban sta seguendo una terapia omeopatica dal novembre 2015.
Abbiamo parlato con la Società Italiana di Omeopatia Veterinaria (SIOV) di cosa è l’omeopatia veterinaria, se e come aiuta i canicome si differenzia dalla medicina tradizionale e tanto altro.
 
D: Inizierei proprio dai fondamentali. Cosa è l’omeopatia veterinaria?
SIOV: Si tratta semplicemente di applicare alla cura degli animali le leggi basilari dell’Omeopatia, quindi la terapia praticata risponde a tre requisiti fondamentali:
#1. Il rimedio da somministrare viene scelto in base al principio di similitudine, ovvero dopo avere esaminato approfonditamente i sintomi fisici, le abitudini e la personalità dell’animale da curare, si seleziona il rimedio che più corrisponde a tali caratteristiche in base alle sperimentazioni omeopatiche effettuate dalla nascita dell’Omeopatia ad oggi. Il rimedio Omeopatico è quindi individuale e viene prescritto tenendo conto delle patologie presenti, ma non solo in base a tali patologie.
#2. Il rimedio può essere definito Omeopatico solo se è stato oggetto di sperimentazione omeopatica, ovvero se è stato somministrato a dosi minime ripetute a persone sane che poi hanno riferito ad un medico gli effetti di queste dosi, effetti che coinvolgono il piano fisico e la sfera mentale, gli stati d’animo, le sensazioni. I rimedi non vengono sperimentati sugli animali in quanto in Omeopatia non vengono sfruttati sperimentatori che non siano in grado di fornire il loro consenso. Il lavoro del veterinario Omeopata consiste quindi in primo luogo nel trasporre questa mole di informazioni derivanti dalla clinica umana in dati utilizzabili nella clinica degli animali.
#3. Il rimedio è una sostanza minerale, vegetale o animale diluita in base alla farmacopea omeopatica ufficiale: questo comporta che la dose assunta contiene una quantità minima o, oltre un certo numero di passaggi di diluizione, nulla di molecole. Questo procedimento elimina il rischio di reazioni allergiche e/o tossiche e attiva una efficacia legata ad informazioni di natura elettromagnetica, informazione che appartengono al mondo della fisica e non della chimica
D: Qual è la differenza principale tra la omeopatia veterinaria e la medicina veterinaria tradizionale?
SIOV: Il veterinario omeopata si avvale di tutte le procedure diagnostiche utilizzate dalla medicina tradizionale ed è sempre interessato a raggiungere una diagnosi il più possibile perfezionata. L’Omeopata agisce però in modo diverso dal veterinario tradizionale poiché affianca sempre a questo iter diagnostico una approfondita disamina di ogni abitudine e caratteristica comportamentale dell’animale, con lo scopo di pervenire alla scelta del rimedio più indicato. La somministrazione del rimedio non è finalizzata alla mera soppressione di sintomi fisici, bensì tende a produrre nell’organismo l’attivazione di risorse individuali che permettano di ottimizzare la reazione alla malattia in atto. Inoltre il veterinario omeopata affronta insieme al proprietario dell’animale, in modo ampio e coerente con la scelta omeopatica, ogni aspetto gestionale che possa concorrere al miglioramento della qualità di vita dell’animale, fornendo per esempio indicazioni sull’alimentazione e sulle profilassi di malattie infettive e parassitarie. Tutto questo fa parte del procedimento omeopatico di cura.
D: Quali problemi dei cani si possono curare con l’omeopatia?
SIOV: L’omeopatia può essere utilizzata sia nelle malattie acute (come diarree, ascessi, traumi, tracheiti, ecc), sia nelle malattie croniche. Non esiste problema per il quale non si possa dare un supporto con la terapia Omeopatica, poiché in ogni situazione di malattia è possibile agire con il rimedio per attivare nell’organismo la migliore risposta possibile compatibilmente con le lesioni che la malattia ha creato. Occorre naturalmente distinguere tra cura e guarigione: in situazioni incurabili come le neoplasie maligne si parlerà di un accompagnamento e, in fase terminale, di una palliazione dei sintomi. Tuttavia a volte esiste la possibilità che la terapia omeopatica modifichi la prognosi di una patologia: per esempio nelle malattie autoimmuni vi sono casi di guarigione laddove la prognosi tradizionale afferma che sarà necessaria una terapia immunosoppressiva da somministrare a vita.
D: La medicina tradizionale e l’omeopatia sono alternative o complementari?
SIOV: I due approcci possono essere alternativi o complementari a seconda della natura della patologia da curare e a seconda dell’esperienza maturata dall’Omeopata in quel campo. In generale non esiste scenario clinico in cui l’Omeopatia non possa contribuire a rendere ottimale la risposta dell’organismo; per esempio anche quando una terapia barbiturica per l’epilessia è già in atto, l’Omeopatia può dare un supporto e spesso nel tempo è possibile arrivare ad una riduzione o eliminazione del farmaco chimico. L’eccezione assoluta nell’uso alternativo dell’Omeopatia è data da situazioni in cui è completamente assente la funzionalità di un organo o di un tessuto e quindi non vi sono margini per stimolare e riequilibrare una funzione, come accade per esempio in una grave forma di diabete insulinodipendente.
D: In cosa consiste una terapia omeopatica?
SIOV: La terapia consiste nella somministrazione orale di rimedi omeopatici. La forma farmaceutica può variare, ma per lo più consiste in granuli oppure gocce. La terapia Omeopatica è molto adatta agli animali anche perché è di più facile somministrazione dato che i rimedi non hanno sgradevoli gusti chimici.
D: Una terapia omeopatica è più impegnativa/difficile da seguire rispetto ad una cura tradizionale?
SIOV: Generalmente non è più impegnativa di una terapia tradizionale, ma occorre distinguere tra lo scenario acuto e quello cronico: in casi acuti come una gastroenterite possono essere necessarie somministrazioni frequenti (per esempio ogni 2-3 ore) per uno o due giorni, ma la frequenza di somministrazione è variabile e viene stabilita dal terapeuta in base alla gravità dei sintomi. Nelle malattie croniche invece possono essere praticate somministrazioni giornaliere ma anche di frequenza settimanale o addirittura mensile, sempre in base alla natura della patologia e alle modalità di reazione dell’animale.
D: Come si arriva alla definizione della terapia omeopatica?
SIOV: Anche qui dobbiamo distinguere tra acuto e cronico. Continuando con l’esempio della gastroenterite, già in un primo contatto telefonico il veterinario omeopata esperto potrà decidere di somministrare un rimedio in attesa di effettuare la visita e gli eventuali accertamenti diagnostici necessari. Nella malattia cronica invece la prescrizione fa sempre seguito ad una approfondita visita omeopatica, ovvero un incontro prolungato nel corso del quale si svolge un articolato colloquio con il proprietario (spesso è utile anche incontrare più membri della famiglia) oltre naturalmente alla visita dell’animale.
D: Il veterinario omeopata ricorre agli esami strumentali (analisi del sangue, lastre, etc.) come il veterinario ‘tradizionale’?
SIOV: Certamente sì. Per il veterinario omeopata è sempre importante pervenire ad una diagnosi perfezionata, che sarà uno degli elementi considerati nel percorso di scelta del rimedio. Spesso l’Omeopata accoglie pazienti con diagnosi complesse, che arrivano già dotati di una ampia gamma di referti: in tal caso i referti vengono presi in considerazione ed acquisiti nel contesto della visita omeopatica.
D: Quali ‘medicine’ usa il veterinario omeopata? 
SIOV: Si utilizzano rimedi che fanno parte della Farmacopea omeopatica preparati con sostanze provenienti dai regni minerale, vegetale ed animale, diluite secondo la procedura omeopatica. Il metodo omeopatico classicoimplica l’utilizzo di rimedi che contengono una sola sostanza di origine; i prodotti “complessi”, che contengono più sostanze in diluizione omeopatica, sono prodotti omotossicologici e vengono prescritti in base a principi diversi da quelli omeopatici, che non prevedono l’inquadramento individuale del paziente. L’Omeopata può comunque decidere di affiancare la somministrazione di altri prodotti, per esempio integratori, probiotici, oligoelementi, fitoterapici e, in casi particolari e gravi che vengono valutati di volta in volta, anche farmaci allopatici.
D: Per i vaccini (ad esempio antirabbica, etc.) si può andare dal veterinario omeopata?
SIOV: , il veterinario omeopata valuta il protocollo vaccinale adatto al paziente in base alle sue condizioni cliniche ed al suo stile di vita, e fornisce informazioni al proprietario informazioni in merito. Se l’animale è affetto da malattie croniche, può essere utile decidere di praticare un particolare esame del sangue che consiste nella valutazione della presenza di anticorpinell’organismo: così è possibile sapere con esattezza di quali vaccinazioni l’animale abbia effettivamente bisogno.
D: Ci sono differenze in termini di costo tra la visita dal veterinario Omeopata e la visita dal veterinario tradizionale, e tra i farmaci omeopatici e quelli allopatici?
SIOV: La prima visita omeopatica è una visita specialistica della durata di un’ora o più, la parcella è quindi paragonabile a quella di altri veterinari specialisti come un dermatologo o un oculista o un neurologo; le visite di controllo sono più brevi e il loro costo è di solito assimilabile ad una visita di controllo tradizionale. I rimedi omeopatici sono poco costosi. Nella patologia acuta il costo del medicinale omeopatico è senz’altro inferiore a quello di specialità registrate per uso veterinario come gli antibiotici. Nella malattia cronica il risparmio diventa poi un fattore qualificante in più per la terapia omeopatica, tanto che spesso in patologie come la leishmaniosi o la malattia infiammatoria intestinale cronica (IBD) i proprietari si rivolgono all’omeopata proprio perché non sono in grado di affrontare gli onerosi costi richiesti dal protocollo tradizionale. Con il costo di 10-15 euro di un flacone di gocce o di un tubo di granuli si possono talvolta gestire addirittura mesi di terapia.
Ringraziamo di cuore la SIOV e personalmente la Dott.ssa M. Nuovo, la Dott.ssa B. Rigamonti, il Dott. R. Orsi, e il Dott. D. Bettio.
http://www.siov.org – segreteria.siov@gmail.com

Floriterapia del Dr. Bach in Veterinaria

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SABATO 21 GENNAIO 2017

Egocenter, Via A. De Ambris 4 – Parma

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PROGRAMMA

9.00-9.30: ACCOGLIENZA

9.30: SALUTI E PRESENTAZIONE RELATORI DELLA GIORNATA

9.45: EDWARD BACH: L’UOMO, IL PENSIERO, GLI SCRITTI  (Cinzia Ciarmatori)

10.30: I 7 GRUPPI. CENNI, CON APPROFONDIMENTO DI ALCUNI FIORI TRA I PIU’ UTILIZZATI IN CAMPO ANIMALE  E ESEMPI CLINICI (Marina Nuovo)

11.30 PAUSA

12.00:   I 7 GRUPPI. CENNI, CON APPROFONDIMENTO DI ALCUNI FIORI TRA I PIU’ UTILIZZATI IN CAMPO ANIMALE E ESEMPI CLINICI (Marina Nuovo)

12.45: DISCUSSIONE

13.00: PRANZO

14.30: IL METODO DI PREPARAZIONE DEL DR. BACH E SUE INDICAZIONI POSOLOGICHE. ALTRI METODI DI SOMMINISTRAZIONE (Lucilla Satanassi)

15.30: IL RIMEDIO D’EMERGENZA (Stefano Cattinelli)

16-00: PAUSA

16.15: IPOTESI DI AZIONE (Stefano Cattinelli)

17.00: MOUNT VERNON OGGI (Cinzia Ciarmatori)

17.30: DISCUSSIONE

18.30: CONCLUSIONE E TERMINE LAVORI

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RELATORI

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Veterinary Homeopathy at 7° National Congress of SIOV

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Do the veterinarian is a complex profession, we all know, it is not only focus to eliminate the symptoms of a disease, but also or mainly to interact with an ecosystem, be it the family or the environment, of which the animal is an integrated part.

This is the reason why 40 veterinarians, gather in a conference room, ask themselves during the 7° National Congress of SIOV, the Italian Society of Veterinary Homeopathy, seeking confirmation of the possibility to act in accordance with the epistemological bases of classic homeopathy to address the challenges and problems that currently the veterinary work presents.

Just a few days ago the presentation by the FNOVI, the National Federation of the Associations of Veterinary Doctors, a fundamental document to place even greater attention to the dramatic emergency of Antimicrobical Resistance AMR (Veterinary Profession and Antibiotic resistance – Document Colistin ), a global reality and that major risks for human health. This important signal by FNOVI and Profession stands in resonance with the fundamental strength on antibiotics document published by the WHO in June 2014.

It is a topic that is still little discussed in the Faculty of Medicine and Veterinary Medicine, and the legislative intentions remain mired in words that are likely to remain inert without an operation.

The 40 veterinarians, and the community that they express, work in everyday with a medicine that points attention to the individual as part of a system. The systemic view that affects all of us in a perspective of One Health, using the application methods of classical homeopathy, and constantly facing acute and chronic, using minimally and really aimed to antibiotic therapies so in accordance with the provisions forwarded with a sense of urgency by the WHO.

The good news is that there is already a concrete approach and directly applicable to help limit the damage caused by decades of unwitting use of drugs and a production system which has ignored the effects on the renewability and sustainability of natural resources. The veterinary homeopaths have skills to meet the needs and emergencies not only the profession itself, but also the tasks performed on a social level.

Several reports have shown the therapeutic role nutrition especially in chronic diseases, including idiopathic epilepsy, particularly for forms that do not respond to drug treatments and often turn to CAM (Complementary and Alternative Medicine).

It has been showed that feeding animals both pets or animal farming has a strong impact on the entire planet made evident, among other things, by the references to millions of hectares for feed them. Without forgetting the terrible conditions in which farm animals are. Homeopathy becomes the frontier medicine.

Even bees, insects fundamental to the health of the environment with millions of years of evolution behind are the protagonists of an interesting preliminary study presented at the conference SIOV. This project is considered necessary by the evidence of the human impact on the environment effects, in which the bees testify that there are no isolated issues, or isolated incidents, every action and every fact is linked in a network of events that leads to each of us .

Those 40 veterinarians propose options to address the problems for which the words and intent are not enough. The community of veterinary homeopaths marries the known statement of Albert Einstein that “we can not solve a problem with the same kind of thinking we used to create it. “

For information: http://www.siov.org

Omeopatia Veterinaria al Congresso SIOV 2016

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Quella del Medico Veterinario è una professione complessa, lo sappiamo tutti, non si tratta solo di eliminare i sintomi di una malattia da un animale, ma di interagire con un ecosistema, sia esso familiare o ambientale, di cui l’animale è parte integrante.
Ecco dunque perché quaranta veterinari, chiusi in una sala conferenze di un albergo, si interrogano durante il settimo congresso nazionale della SIOV, la Società Italiana di Omeopatia Veterinaria, cercando conferma della possibilità di agire in accordo con le basi epistemologiche dell’Omeopatia classica per affrontare le sfide e le criticità che attualmente il lavoro del veterinario presenta.
È di pochi giorni fa la presentazione, da parte della FNOVI, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Veterinari, di un documento fondamentale per porre ancora di più l’attenzione sulla drammatica emergenza dell’antibiotico resistenza (Professione Veterinaria e Antibiotico resistenza – Documento Colistina), una realtà globale e che mette seriamente a rischio la salute umana. Questo segnale importante da parte di FNOVI e della Professione si pone in risonanza con il fondamentale documento sull’antibiotico resistenza pubblicato dall’OMS nel giugno del 2014.
Si tratta di un argomento che viene ancora poco affrontato nelle Facoltà di Medicina e di Veterinaria, e le intenzioni legislative restano invischiate in parole che rischiano di rimanere inerti senza una operatività.
Quei quaranta veterinari e la comunità che essi esprimono, lavorano nel quotidiano con una medicina che guarda all’individuo come parte di un sistema che ci riguarda tutti in una prospettiva di One Health, utilizzando i metodi applicativi della medicina omeopatica classica e affrontando costantemente patologie acute e croniche, facendo ricorso in modo minimo e davvero mirato a terapie antibiotiche in accordo con le disposizioni trasmesse con senso di urgenza dall’OMS. La buona notizia è quindi che esiste già un approccio concreto e direttamente applicabile per contribuire a limitare i danni provocati da decenni di uso inconsapevole di farmaci e da un sistema produttivo che ha trascurato gli effetti sulla rinnovabilità e sostenibilità delle risorse naturali. I veterinari omeopati hanno competenze per far fronte alle esigenze e alle emergenze non solo della professione in sé, ma anche dei compiti che svolge a livello sociale.
Diverse relazioni hanno evidenziato il ruolo terapeutico determinante dell’alimentazione specie nelle patologie croniche, tra cui l’epilessia idiopatica, in particolare per le forme che non rispondono alle cure farmacologiche e che spesso si rivolgono alle CAM (Medicine Complementari e Alternative).
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E’ stato quindi evidenziato come l’alimentazione degli animali con cui viviamo abbia un forte
impatto sull’intero pianeta reso evidente, tra l’altro, dai dati relativi ai milioni di ettari destinati all‘alimentazione animale in rapporto alla quota indirizzata ai milioni di pets con cui semplicemente scegliamo di convivere. Senza dimenticare le terribili condizioni in cui versano gli animali da allevamento per i quali l’omeopatia, che tra l’altro la normativa sul biologico considera medicina d’elezione, diviene medicina di frontiera se si continuano ad ignorare le richieste d’aiuto dei veterinari nel far applicare e rispettare le leggi sul benessere animale.
Anche le api, insetti fondamentali per la salute dell’ambiente con milioni di anni di evoluzione alle spalle sono protagoniste di un interessante studio preliminare presentato al congresso SIOV. Questo progetto è ritenuto necessario dalle evidenze degli effetti dell’impatto antropico sull’ambiente, in cui le api testimoniano che non esistono questioni isolate, né fatti isolati, ogni azione ed ogni fatto è collegato in una rete di eventi che conduce ad ognuno di noi.

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Quei medici veterinari propongono opzioni per affrontare i problemi per i quali parole e intenti non bastano più e mai come in questo momento la comunità dei veterinari omeopati sposa la nota affermazione di Albert Einstein per cui “non possiamo risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato per crearlo”.
Per informazioni : www.siov.org

Bio(il)logico – Dott. Pietro Venezia

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Bio illogico 

Cari tutti, non so se abbiate visto la puntata di Report Bio illogico su Rai Tre (http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-af053738-5e57-4bce-9dc6-0773c3f70bfb.html ).

Questa puntata rappresenta una importante ricerca sul mondo del bio soprattutto rispetto alla grande distribuzione e mette in evidenza grandi truffe non risparmiando nessuno, in primis il ministero dell’Agricoltura che ha enormi responsabilità.

I dati di partenza della trasmissione sono incoraggianti, il bio aumenta del 21% quindi tante persone stanno capendo l’importanza del cibo, la differenza di prezzo più alta pagata ai produttori bio non solo per i grani ma per tutti i prodotti in generale rispetto al convenzionale indica che i produttori vedono finalmente riconosciuti anche economicamente i loro sforzi ed impegno verso la salute e l’ambiente.

Un dato però è allarmate: cresce la richiesta di bio ma i produttori italiani sono fermi, non si convertono al bio, i terreni rimangono incolti o convenzionali. Gli imprenditori italiani vanno all’estero, in Romania, ad esportare sistemi basati sulla truffa. Perché nonostante la richiesta di mercato ed il prezzo più alto i produttori italiani non passano al bio ?

Una parte non passa al bio perché aumenta la burocrazia da gestire ed i costi (piccoli produttori, agroallevamenti familiari), una parte riesce a vendere la propria produzione senza certificazioni (filiere molto corte, mercati contadini, garanzie partecipate, GAS) ma il grosso dei produttori italiani mediopiccoli ad esempio di ortofrutta e cereali, perché fa fatica a passare al bio ?

Io penso che una delle ragioni è che non ci sia un cambio strutturale nella formazione dei tecnici (veterinari, agronomi, nutrizionisti ecc), non ci sia una volontà politica di cambio (vedi sotto Ministero) né una volontà precisa delle associazioni di categoria come Coldiretti e Cia.

Siamo tecnicamente impreparati al bio, i veterinari sono generalmente assenti dal sistema biologico a livello mondiale, europeo, nazionale, regionale e locale, le ASL lo seguono parzialmente, siamo generalmente ignoranti sulla legislazione bio e sulle linee europee di collaborazione con gli altri Paesi, i produttori sono in balia del faidate, quindi giustamente hanno paura di un salto nel buio.

Ho rivisto due volte la puntata per capire bene e devo dire che Federbio e alcuni enti di certificazione si sono comportati correttamente, a volte troppo lentamente, ma correttamente. Gli enti disonesti sono stati espulsi , segnalati ed altri come Suolo e Salute hanno cambiato la dirigenza e le linee di condotta. Si parla giustamente di conflitto di interessi ma le cose più gravi non avvengono nel privato (enti di certificazione e Federbio) ma nel pubblico. Gallo, capo segreteria del viceministro all’agricoltura fa affari con Romani che è nella black list di Federbio, Ecocert (ente certificatore) denuncia le incongruenze di Romani e viene richiamato all’ordine direttamente dal ministero e dal capo segreteria (Gallo) che fa affari con Romani.

Il pesce puzza dalla testa e il pubblico in questo caso è meno garante del privato.

Federbio denuncia il fatto che la piattaforma informatica con le Linee guida Bio che di fatto evidenzia e limita fortemente le frodi o i tentativi di frodi in Italia è bloccato al Ministero.

Dopo la trasmissione il Ministero mette in rete il sistema (Grazie Report !!)

Per capire meglio va detto che il controllo obbligatorio, cui tutte le aziende del biologico devono aderire, prevede in genere una visita annuale effettuata da uno dei 14 organismi di certificazione (i sette soci di FederBio coprono il 90% degli operatori  italiani). Per migliorare questo sistema previsto dalla normativa di legge, FederBio insieme ad Accredia da circa un anno ha messo a punto una piattaforma informatizzata dove tutti gli operatori devono inserire i dati relativi alla tracciabilità delle operazioni di acquisto e vendita, l’indicazione dei volumi di prodotto, la superficie dei terreni agricoli certificati e altri dati. In questo modo è possibile in qualsiasi momento incrociare i dati e focalizzare le anomalie. Il caso Liuzzi riportato da Report, per esempio, non potrebbe ripetersi perché il sistema informatico non validerebbe l’offerta di quantità di prodotto sproporzionate da parte di un piccolo produttore. Secondo FederBio nella prima settimana di attività la nuova piattaforma ha permesso la scoperta di tre anomalie che il sistema cartaceo previsto dalla legge avrebbe scoperto un anno dopo. Il nuovo metodo informatico è stato approvato anche da catene di supermercati come: Coop, Esselunga, Ecor NaturaSì e i maggiori mulini italiani (compreso il Gruppo Casillo, leader mondiale nella trasformazione e commercializzazione del grano duro), che pretendono dai fornitori l’adesione alla piattaforma. Secondo le previsioni nel 2017 la maggior parte del mondo biologico dovrebbe adottare questo nuovo sistema di controllo informatico. Federbio

Verificato tutto questo il problema non è la legislazione bio, la legislazione bio è sicuramente da migliorare ma comunque a mio modesto avviso rappresenta un buon punto di partenza. Il problema sta nel fatto che la legislazione non viene applicata, c’è ignoranza sul tema, le Università, gli enti preposti alla formazione sono fermi, tranne in casi sporadici, osteggiano il cambio di paradigma, sono fermi a sistemi produttivi ecologicamente impattanti, socialmente ingiusti e inadeguati alle necessità odierne di freno all’inquinamento, alla farmacoresistenza ed al cibo che ammala.

Nel bio però c’è tanta gente che lavora bene, i piccoli e medi produttori di prossimità che vengono più facilmente controllati dagli enti certificatori (piattaforma informatica con le Linee guida Bio ) e direttamente dai cittadini, ad esempio con il sistema dei GAS.

Non credo sia giusto fare di tutta l’erba un fascio perché non è corretto rispetto a chi lavora bene, so per certo che non tutto il bio è marcio.

SIOV da qualche anno collabora con AccademiaBio (http://www.feder.bio/Accademia-Bio.php) e si occupa del la formazione sia dei nuovi Tecnici Ispettori che di quelli già operanti nelle aziende. I temi trattati sono benessere animale, alimentazione e profilassi. Su 5 giorni di formazione per i nuovi Tecnici Ispettori una giornata intera viene gestita da Siov.

Fare formazione è uno dei capisaldi di SIOV e formare i tecnici ispettori del bio è di competenza del veterinario ed in particolare del veterinario omeopata, crediamo che questa sia una delle strade per migliorare il sistema bio e contribuire a renderlo più educato e tecnicamente pronto.

Essere parte del mondo del bio e conoscerlo profondamente ci permette di vigilare e segnalare incongruenze e truffe.

Dott. Pietro Venezia

Responsabile dipartimento Zootecnia e Biologico SIOV